Guerra in Iran e costi impazziti, Monetti (Confcommercio): “Ricadute preoccupanti sul Lario”

Prima era la guerra in Ucraina, poi i dazi di Trump, ora è il nuovo conflitto in Medio Oriente: la guerra in Iran sta causando ricadute significative anche sull’economia comasca. “Le tensioni internazionali potrebbero avere ricadute molto preoccupanti anche sul nostro territorio. I costi in aumento potrebbero generare seri problemi”. A dirlo è Graziano Monetti, direttore di Confcommercio Como.

Guerra in Iran, le ricadute sul commercio comasco

I prezzi dei materiali da costruzione lievitano, il tessile comasco rischia ripercussioni significative, i trasporti temono uno stop improvviso, il caro carburanti pesa sulle tasche dei consumatori e le bollette a rischio impennata potrebbero causare l’ennesima stangata per le imprese del territorio. L’aumento dei costi potrebbe influire sulla tenuta delle aziende, oltre a gravare (non poco) sulle tasche dei consumatori.

“È un quadro difficile da decifrare e in rapida evoluzione – precisa il direttore di Confcommercio Como – Le prime avvisaglie sono di per sé preoccupanti, a partire dai prezzi del carburante, ormai alle stelle, che ha ricadute inevitabili su consumatori e aziende. Da non sottovalutare però neppure l’impatto della guerra sul turismo comasco – sottolinea Monetti – Il Lago di Como – prosegue – vanta una predominanza di turisti americani e l’eventuale stop delle compagnie aeree è fonte di pensiero”. Resta da capire come si evolverà la situazione. Più il confronto si prolunga, maggiore è il rischio di ulteriori rialzi.

L’aumento dei costi e l’instabilità internazionale, che fa paura e potrebbe frenare la voglia di partire, “potrebbe incidere sul turismo lariano e se diminuiranno i turisti anche lo shopping rischia di risentirne”, aggiunge il direttore Monetti. “Come Confcommercio – assicura – continueremo a monitorare la situazione. Stiamo pensando a possibili aiuti per le imprese in base all’evoluzione dello scenario internazionale”.

Insomma, dalle aziende ai consumatori, dicevamo, passando anche per il commercio, che in questo scenario già fragile, rischia di subire più di qualche perdita.