Ristorni fiscali: i frontalieri comaschi “valgono” 29 milioni di euro

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Ventinove milioni di euro. Tanto valgono – in termini di ristorni – i frontalieri comaschi. I comuni entro 20 chilometri dal confine con più del 4% di frontalieri ricevono circa mille euro a frontaliere ogni anno. I frontalieri pagano le tasse in Svizzera, e la Confederazione Elvetica restituisce il 40% del gettito ai paesi della fascia di confine. È n meccanismo di compensazione introdotto nel 1974, che evita la doppia imposizione fiscale dei frontalieri (in Italia e in Svizzera).
I Comuni della fascia di confine con meno del 4% dei frontalieri ricevono i ristorni non direttamente, ma attraverso Regione e Provincia.
Sono appena stati distribuiti i ristorni relativi al 2015. Per quanto riguarda i ristorni indiretti, Regione Lombardia distribuirà alle Province di confine 14 milioni di euro:78mila euro a Lecco, 69mila a Sondrio, 7,6 milioni a Varese e 6,1 milioni a Como, che verranno utilizzati prevalentemente per interventi sulla rete stradale e per la manutenzione di edifici pubblici, in particolare scuole.
Molto più elevate sono le cifre dei rimborsi diretti, che finiscono nelle casse dei Comuni di frontiera con più del 4% di frontalieri e rappresentano, per queste amministrazioni, una risorsa indispensabile: 22 milioni e 867mila euro per i Comuni della provincia di Como. Sommati agli oltre sei milioni di restituzione indiretta, i rimborsi per Como ammontano complessivamente a 29 milioni.
“Queste risorse – commenta l’assessore regionale Francesca Brianza – sono di vitale importante per i nostri Comuni. Per questo motivo esprimiamo seria preoccupazione per il nuovo accordo fiscale tra Roma e Berna, che non prevedrebbe l’esistenza dei ristorni stessi. Abbiamo infatti chiesto al Governo che gli accordi internazionali con gli Stati confinanti la Lombardia, vengano definiti con la nostra partecipazione, e che sia possibile istituire le zone economiche speciali così da favorire, attraverso la concessione di agevolazioni fiscali, sviluppo economico ed occupazione per le aree di confine”.

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