Sale la tensione tra Italia e Svizzera sulle tasse dei frontalieri. I vertici dei quattro principali partiti di centrodestra del Canton Ticino hanno depositato oggi una mozione per chiedere al governo cantonale di sospendere i ristorni verso l’Italia, cioè la quota di imposte che ogni anno viene trasferita ai comuni italiani di confine. Nel mirino c’è la tassa sulla salute introdotta dal governo italiano e diventata operativa lo scorso dicembre, cioè il contributo sanitario che colpisce i cosiddetti vecchi frontalieri, ovvero quei lavoratori assunti prima del luglio 2023 che in base agli accordi vigenti pagano le tasse solo in Svizzera. Secondo i firmatari della mozione il nuovo prelievo violerebbe proprio il trattato, che prevede per questi lavoratori la tassazione esclusiva da parte elvetica.
I parlamentari ticinesi chiedono anche l’attivazione di canali diplomatici presso Berna e il governo italiano, e giustificano il blocco dei ristorni come una contromisura legittima secondo la Convenzione di Vienna. La mozione arriva a poche settimane dalla scadenza di giugno, quando il Canton Ticino dovrà effettuare il consueto trasferimento annuale verso l’Italia.
La tassa sulla salute prevede un prelievo compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto, con importi che vanno da 30 a 200 euro al mese. La Regione Lombardia ha già annunciato che applicherà l’aliquota minima e si stima un gettito complessivo di circa 100 milioni di euro l’anno. I sindacati italiani e svizzeri hanno però annunciato ricorsi, parlando di doppia imposizione fiscale. Per i comuni comaschi la questione è particolarmente delicata, visto che ogni anno ricevono dal Ticino il 40% delle imposte versate dai frontalieri residenti sul loro territorio.
Frontalieri, il Ticino chiede lo stop ai ristorni




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