Il Faro Voltiano resta chiuso, Gaddi: “Responsabilità incondizionata del Comune di Como”

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Faro Voltiano e odissea parapetti: sono alcuni dei temi più caldi in città che ora scuotono anche Regione Lombardia. Mentre si cerca di capire cosa ne sarà dei parapetti sul lungolago di Como, resta più di qualche dubbio sul futuro del faro dedicato all’illustre scienziato comasco. Temi discussi anche in Regione, ma di fronte ai quali rimangono diversi nodi da sciogliere. Ma andiamo con ordine.

Rapinese assente in Regione, dubbi sul futuro del Faro Voltiano. Gaddi: “Dal sindaco il solito atteggiamento ostile”

Credo che la responsabilità totale, assoluta e incondizionata sia del Comune di Como, che – con un atteggiamento incomprensibilmente ostile alla normale dialettica istituzionale – si rifiuta di collaborare e quindi, di fatto, tiene il faro chiuso“, a cui si aggiunge “l’ennesimo ricorso al Tar, l’ennesimo ricorso giudiziario e l’ennesimo conflitto, che il sindaco di Como vuole e che poi inevitabilmente o perde o viene pagato dai cittadini”. A dirlo è il consigliere regionale di Forza Italia, Sergio Gaddi.

Il Faro Voltiano rischia di rimanere chiuso anche per il bicentenario della morte dell’illustre scienziato comasco, che si celebrerà nel 2027, e intanto in Regione salta l’intesa. Al tavolo convocato dalla Commissione Cultura l’unica sedia vuota era quella del sindaco Rapinese. L’obiettivo era arrivare a un’intesa tra le parti, per accelerare i tempi e trovare finalmente un accordo. Accordo che però è inevitabilmente destinato a slittare e ora si passerà per le vie legali.

“Il Comune di Como è un interlocutore ineliminabile – ha sottolineato Gaddi – la Regione non ha la competenza tale per cui, su una questione del genere, può intervenire. È una questione strettamente legata ai due enti”. In sintesi, il monumento è finito al centro di una complessa contesa tra il Comune di Como, proprietario del faro e il municipio di Brunate, che invece è proprietario del terreno sui cui sorge lo stesso faro. L’obiettivo di Regione Lombardia, come detto, era fare da mediatore e trovare una soluzione, ma l’assenza del Comune di Como ribalta di nuovo le carte in tavola. “Una situazione paradossale”, la definisce Gaddi. “Passare per le vie legali significa allungare i tempi e c’è un’incertezza assoluta” sul futuro del monumento, aggiunge il consigliere regionale.

Lungolago di Como, continua l’odissea parapetti

Spazio poi al cantiere delle paratie: dopo il collaudo che ha messo fine ai lavori, resta l’odissea parapetti. Dopo il prototipo presentato lo scorso maggio, subito bocciato e rimosso, nulla è cambiato. Se non un continuo rimbalzo di responsabilità tra Comune e Regione.

“Il cantiere delle paratie è un cantiere regionale, non c’è alcun merito da parte dell’amministrazione comunale”, commenta il consigliere Gaddi, che comunque riconosce alcune colpe a Regione Lombardia, ancora al lavoro per trovare la soluzione più adatta. “Ritengo che una responsabilità regionale ci sia, soprattutto dal punto di vista estetico, quando furono presentati quei prototipi terrificanti che sono stati disegnati da qualcuno, non si sono autogenerati. Anche un bambino si sarebbe reso conto che quelle erano recinzioni da cantiere e nulla di esteticamente compatibile con il lungolago. Onestamente in questo il sindaco non c’entra nulla”.  

“Ho incontrato l’assessore Sertori e mi ha confermato di essere al lavoro”, assicura il consigliere regionale. Fondamentale, come sottolineato anche nella mozione presentata dallo stesso Gaddi in Regione, dare priorità alla valenza estetica. Il nuovo progetto, ribadisce il consigliere comasco, deve essere in armonia con la bellezza del paesaggio circostante. “Io esprimo soltanto una preoccupazione: il manufatto dev’essere compatibile con il luogo in cui è posizionato”, dichiara Gaddi.

Le ipotesi sul tavolo sarebbero quindi due. Si potrebbero trovare nuove alternative, purché esteticamente più belle di quella presentata un anno fa, “secondo il principio del less is more”, dice Gaddi, secondo un’estetica che sia il più possibile lineare. Oppure si potrebbe riflettere sulla fattibilità della posa dei parapetti storici, quelli con i timoni per intenderci, modificati rispetto alla normativa vigente, per rispondere agli standard di sicurezza richiesti. “Fondamentale, ancora una volta, il dialogo. Le parti devono lavorare insieme per un obiettivo comune”, aggiunge Gaddi, che ribadisce – come il sindaco Rapinese – la necessità di posizionare i parapetti, per evitare pericolose cadute in acqua. Intanto, però, il lungolago resta delimitato da reti da cantiere.