Nelle delicate ore che seguono la pubblicazione del decreto del presidente del Consiglio per contrastare la diffusione del coronavirus nel quale, di fatto, la zona rossa viene allargata alla Lombardia e ad altre 14 province, tra le prime questioni da affrontare si pone quella dei frontalieri.
I contatti tra le autorità svizzere e italiane sono costanti e una prima risposta arriva dal senatore del Pd, Alessandro Alfieri, membro della commissione permanente Affari esteri, con un post su Facebook.
Di seguito il testo.
“Nelle delicate ore notturne che sono seguite alla firma del Decreto del Presidente del Consiglio sull’emergenza coronavirus ho subito lavorato affinché i ministeri degli esteri di Roma e Berna si parlassero per chiarire le conseguenze del provvedimento sui lavoratori frontalieri. Grazie a questa interlocuzione è stato chiarito che i nostri frontalieri che non possono utilizzare il telelavoro o le modalità di smart working potranno recarsi quotidianamente al lavoro oltreconfine, rientrando nella fattispecie delle “comprovate esigenze lavorative”. Abbiamo inoltre chiesto alle autorità ticinesi di mettere in campo iniziative simili a quelle italiane per promuovere e facilitare le modalità di lavoro da casa anche nel Canton Ticino. Registriamo positivamente, anche alla luce dell’importanza per la Svizzera dell’opera dei nostri frontalieri, che a Bellinzona si sta lavorando in questa direzione”.




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