Morandi, pm ‘progettista retrofitting doveva dire criticità’

(ANSA) – GENOVA, 30 GIU – Il progettista del retrofitting del ponte Morandi avrebbe dovuto compiere una verifica di sicurezza completa sull’opera, dalla quale trarre indicazioni precise sulla sua stabilità ed eventualmente accorgimenti immediati per preservare chi lo percorreva. Lo ha detto in aula il pm Walter Cotugno nella requisitoria in corso per il crollo del viadotto (14 agosto 2018, 43 morti). Per sostenere la sua tesi il pm ha citato una sentenza di Cassazione relativa alla condanna di un meccanico di Roma. Quest’ultimo, incaricato di riparare i freni di un’auto, si era limitato a fornire un preventivo senza avvertire il cliente dell’estrema pericolosità del veicolo in quelle condizioni, evenienza che portò a un gravissimo incidente. Secondo il pm, questo caso cristallizza il principio secondo cui chi deve verificare le condizioni di un bene e, se necessario, intervenire per garantirne la sicurezza, assume una "posizione di garanzia". L’accusa si è concentrata in particolare sul ruolo di di Emanuele De Angelis (uno dei 57 imputati del processo) all’epoca direttore tecnico di Spea che fu proprio il progettista del retrofitting che prevedeva l’inserimento di tiranti esterni e facilmente ispezionabili, a differenza di quelli annegati nel calcestruzzo presenti nella costruzione originaria sul modello di quanto avvenuto sulla pila 11 del ponte negli anni Novanta. Nel corso dell’udienza, il pm ha anche sollevato il tema dei falsi informatici, sostenendo che ogni dato alterato inserito nel database del concessionario Aspi, accessibile a più livelli, costituiva di fatto un reato, tesi fermamente contestata dalle difese. (ANSA).

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