Un vero colpo di scena, del resto – pur trasformato per l’intera giornata per accogliere gli atleti – il palcoscenico era quello del Teatro Sociale di Como. La massima sala cittadina ha ospitato ieri la Festa dello Sport, appuntamento annuale organizzato in collaborazione con il Comune per celebrare gli sportivi comaschi più meritevoli per risultati, azioni, impegno e passione. La serata al termine del Fairplay Day andato in scena sin dal mattino con la platea trasformata in campo da calcio e numerose iniziative gratuite, pensate per far vivere lo sport a 360° assieme alle numerose associazioni del territorio, organizzate in altri spazi (dal foyer alla Sala Bianca).


In serata, come detto, alla Festa dello Sport, è andata in scena un inaspettato, quanto significativo, colpo di teatro: la protesta della Lario scuola di judo di Como che ha rinunciato al premio. Sul palco sono saliti in silenzio la presidente Laura di Adamo e l’istruttore Paolo Piacenti e hanno portato due cartelloni con scritto “Grazie ma niente premio” e “Vorremmo la palestra”, quindi l’applauso degli atleti.
“Il significato è che non vogliamo un premio oggi se domani ci viene tolta la palestra in cui ci alleniamo – è stato poi spiegato -.La nostra unica sede allenamento si trova presso la scuola primaria “F. Corridoni” di via Sinigaglia segnata da una infelice delibera comunale (nelle intenzioni sarebbe da chiudere per far posto ad un autosilo). Nella scelta di chiudere la scuola (e noi con lei visto che usiamo la palestra) non siamo stati minimamente considerati per la proposta di una sede alternativa”.
Agli assessori Chiara Bodero Maccabeo e Alberto Fontana, che dovevano consegnare il riconoscimento, non è rimasto molto da fare. Presenti sul palco anche il sindaco di Como, Alessandro Rapinese e il presidente del consiglio comunale Fulvio Anzaldo.
La società ha poi spiegato con una nota il senso della protesta dal titolo: “Festa dello Sport ma c’è poco da festeggiare”.
“A salire sul palco – viene spiegato – è stato Filippo Correttore. Non è un ragazzo in carne ed ossa ma uno spirito. Lo spirito dello sport e del fairplay di questo evento. Anziché ritirare il premio, si è reso portavoce di un messaggio tanto semplice quanto forte: ‘Grazie Ma -niente premio- vorremmo la Palestra‘.”
“A rappresentare la Lario scuola di judo – si legge – è infatti Filippo Correttore, un ragazzo che non esiste fisicamente ma racchiude molte delle qualità dei giovani judoka del sodalizio, dei loro genitori e dei tecnici. Rappresenta la nostra comunità. La presentazione di Filippo recitava: “Preagonista solare e volenteroso, partecipa con entusiasmo alle attività proposte collaborando attivamente coi compagni. Sempre leale nel confronto sportivo, non si tira indietro di fronte alle difficoltà. Si impegna. Ha ottimi margini di miglioramento.”
“Inizialmente si sarebbe chiamato Filippo Corridori ma sarebbe stato troppo simile a Filippo Corridoni a cui è intitolata la scuola nella quale si allena la Lario scuola di judo e il cui destino al momento è segnato da una discutibile delibera comunale. Da qui il cambio in “Correttore” affinchè si corregga la prospettiva che incombe sulla scuola di Via Sinigaglia (magari acciaccata ma viva e funzionante)”.
La protesta si lega alla decisione dell’amministrazione di chiudere la primaria di via Sinigaglia (già presentato il ricorso al Tar da parte delle famiglie) e al mancato coinvolgimento di chi in quella scuola studia, lavora, si allena. La società spiega di non aver ancora una sede alternativa.
“Chiudendo la scuola Corridoni, con essa, di fatto chiuderebbe l’unica sede allenamenti della Lario scuola di judo – si legge ancora – Dopo 20 anni di impegno, con, negli anni, tanti ragazzi e famiglie coinvolti, con risultati di pregio (corrispondenti alla serie A del calcio per intenderci), non ci viene offerta nessuna alternativa. Ci vogliono far chiudere? far morire senza nemmeno una telefonata”.
“E se in questo evento si vogliono premiare impegno, passione e fairplay – viene precisato – non potevamo fare altro…Proprio Filippo Correttore, affiancato dai suoi insegnanti tecnici Laura Di Adamo e Paolo Piacenti e col sostegno dei suoi compagni di allenamento, si rende portavoce del messaggio: “Grazie Ma -niente premio- vorremmo la Palestra”; sottointeso “non mi interessa il premio oggi se domani mi viene tolto il posto in cui mi alleno! (e non si concerta neppure una eventuale soluzione alternativa”)”.
La Lario scuola di judo da oltre 20 anni lavora e realizza la sua attività sul territorio.






