Meno tavoli in centro città, all’esterno spazi ridotti e concessioni più brevi, ma anche indicazioni ferree sugli arredi: il nuovo regolamento che disciplina l’occupazione degli spazi pubblici, l’esposizione pubblicitaria e il canone di concessione arriva a Palazzo Cernezzi e spacca la commissione consiliare. La parola ora passa al consiglio comunale.
Nuovo regolamento sull’occupazione del suolo pubblico, la commissione si spacca ma l’ultima parola spetta al consiglio comunale
Sembrava tutto facile per il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, eppure le nuove regole dividono tanto i cittadini quanto la politica. È stata una commissione animata e accesa, con moltissima discussione da parte della minoranza.
Tavoli, sedie, porta menù e fioriere dello stesso colore, i fiori dovreanno essere rigorosamente veri, mentre sono vietati mobili di qualsiasi genere, paravento, cestini porta rifiuti, divanetti, scritte e cartelli pubblicitari su tende, ombrelloni e decorazioni. Addio ai tavolini sotto ai portici. E le tovaglie, per chi le volesse, dovranno essere in carta o in tessuto tinta unita. Insomma, tutto dovrà rispettare uno standard ben definito. Queste sono soltanto alcune delle nuove regole volute dal Comune di Como e raccolte nel nuovo regolamento da oltre 60 pagine che disciplina, o per dirla alla Rapinese, “mette ordine”, al centro città.
I gestori dei locali sono pronti a formalizzare le loro richieste ed evidenziare una serie di criticità, nella speranza che da Palazzo Cernezzi ci sia volontà di un confronto prima che le nuove regole possano a tutti gli effetti diventare legge. Il nuovo regolamento sostituisce quello del 2021, già modificato un anno dopo. L’ultima parola, lo abbiamo detto, spetta al consiglio comunale. In quell’occasione si capirà se le nuove regole passeranno o meno, ma la discussione appena conclusa a Palazzo Cernezzi rispecchia una spaccatura che riguarda anche la politica. Il nuovo regolamento, insomma, non convince. Favorevoli i quattro consiglieri comunali della Lista Rapinese, contrarie le opposizioni, cioè Tocchetti, Tufano, Fanetti e Falanga.
Le critiche di Fratelli d’Italia
“Chiamarla “riorganizzazione” è semplicemente fuorviante”, dichiarano Stefano Molinari, presidente provinciale di Fratelli d’Italia e il coordinatore cittadino Alessandro Nardone. “Quella messa in campo dal sindaco sui tavolini è una misura punitiva e omologante, calata dall’alto, che nulla ha a che fare con una gestione seria dello spazio pubblico. Uniformare tutto porterà a risultati disastrosi”, commentano i due esponenti comaschi.
E ancora: “Il sindaco sembra voler trasformare Como in un enorme fast-food a cielo aperto”. Le regole servono, ma devono essere intelligenti, proporzionate e condivise. Governare non significa colpire chi lavora. Così – concludono Molinari e Nardone – Como arretra”.





