L’eterno dibattito sulle aperture domenicali dei negozi si amplia. Confesercenti Como parla di un processo “irreversibile” e spinge addetti ai lavori e clienti a guardare oltre perché – spiega l’associazione – “la vera sfida è mettere in campo politiche di contrasto alla desertificazione commerciale”.
“Anni di liberalizzazioni hanno rivoluzionato la morfologia della rete distributiva e modificato le abitudini dei consumatori: un cambiamento ancora in corso, accelerato dalla crescita esponenziale dell’e-commerce. Un ritorno al passato oggi, per quanto possa apparire affascinante, forse non ha senso”. Così esordisce il presidente Claudio Casartelli che traccia un bilancio che non sembra poi così positivo. Dal 2012, vale la pena ricordarlo, le aperture domenicali in Italia sono state liberalizzate permettendo a negozi, supermercati e centri commerciali di rimanere aperti la domenica e nei giorni festivi, sebbene – come detto – i riflettori a tutti i livelli non si siano mai spenti.
“Se le liberalizzazioni abbiano prodotto effetti positivi o negativi lo si può evincere dai dati – spiega Casartelli – consumi in stallo, vaste aree desertificate, trasferimento di quote di mercato dalla rete tradizionale a favore della grande distribuzione e perdita di ricchezza e servizi in ampie porzioni del territorio. E con l’e-commerce concentrato per il 70% in società multinazionali, inoltre, una fetta importante della ricchezza generata dal commercio si sposta oltreconfine”.
“In questo quadro il punto, ormai, non è stabilire se sia giusto aprire le attività commerciali la domenica e nei festivi – dice ancora il presidente comasco degli esercenti – Il punto è come garantire il pluralismo della rete commerciale, con la compresenza delle diverse forme distributive. Quella tradizionale si è, giocoforza, dovuta riorganizzare: chi ha vantaggi dall’apertura festiva la pratica, chi non ne ha tiene chiuso. Lavorare la domenica e nei festivi è diventato una scelta di natura imprenditoriale: tanti nostri soci aprono, tanti altri no. Conta di più, invece, – conclude Casartelli – mettere in campo politiche attive che combattano la desertificazione e assicurino, nelle città e nei paesi, quel servizio di vicinato che produce valore non solo economico, ma anche sociale”.





