Parcheggi gialli che diventano blu, quelli bianchi a pagamento, quelli vista lago (e non solo) ancora più cari, posti moto che vanno e altri che arrivano. E poi ci sono gli stalli per i residenti: tra liste d’attesa che il sindaco assicura essere praticamente azzerate e qualche “furbetto” che avrebbe dichiarato il falso, la rivoluzione della sosta a Como continua a far sentire i suoi effetti.
Como, individuati i “furbetti” della sosta: accertamenti in corso
Sono in corso verifiche stringenti sulle domande presentate al fine di accertare che siano regolari. Stando a quanto dichiarato dal sindaco Alessandro Rapinese, alcuni residenti comaschi si sarebbero di fatto autodenunciati, per paura di incappare in qualche guaio giudiziario. Era stato proprio il primo cittadino, nelle scorse settimane, ad assicurare che “chi ha fornito informazioni false sui posti auto finirà in tribunale”, riferendosi alle graduatorie di assegnazione dei parcheggi per i residenti in città. Altri comaschi, invece, avrebbero provato a farla franca, se così si può dire. Qualche furbetto, forse, oppure soltanto un involontario errore di interpretazione. Quel che è certo è che le verifiche sono ancora in corso, come assicura Csu, Como Servizi Urbani, società partecipata del Comune di Como, che da anni gestisce servizi essenziali per la città, tra cui – appunto – i parcheggi. Non è ancora detta l’ultima parola, quindi.
Controlli approfonditi, dicevamo, per accertare che chi ha dichiarato di non avere un posto auto effettivamente non ne sia in possesso. In caso contrario, qualora sia stato sorteggiato nella graduatoria comunale, sarà automaticamente escluso e – stando alle parole del sindaco Rapinese – potrebbe finire addirittura nelle aule del tribunale. “Chi ha dichiarato di non avere un posto auto e invece ne risulterà possessore sui documenti catastali, non solo uscirà dalla graduatoria – aveva detto il primo cittadino – ma ne dovrà rispondere alla Procura della Repubblica perché è un reato penale”.
Tra i comaschi che hanno fatto richiesta di uno stallo comunale c’è chi avrebbe indicato di non essere in possesso di un posto auto privato, perché – in realtà – è intestato al marito o alla moglie. I coniugi però fanno parte di uno stesso nucleo familiare e, in estrema sintesi, non possono essere conteggiati separatamente. Qualcuno, come detto, potrebbe aver soltanto commesso un errore, anche se – vale la pena precisarlo – la procedura non è cambiata rispetto agli anni passati. I controlli sono partiti, resta da capire come si concluderanno: se, e quanti, comaschi saranno definitivamente esclusi e non potranno disporre di un posto auto comunale. Intanto il Comune pensa agli sconti per chi vive in città: prima, però, la Ztl.





