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Home Notizie locali Politica

Il governo Meloni ha approvato il DDL migranti: ecco cosa prevede il provvedimento

Riccardo Piccolo Di Riccardo Piccolo
12/02/2026
in Politica

Il Consiglio dei ministri ha approvato mercoledì 11 febbraio un nuovo disegno di legge sull’immigrazione che cambierà in modo significativo le regole per chi arriva in Italia via mare. Il testo, che dovrà essere votato dal Parlamento prima di diventare legge, introduce tre novità principali: la possibilità di bloccare le navi prima che raggiungano le coste italiane, il trasferimento dei migranti verso l’Albania e procedure più veloci per espellere chi commette reati. L’attuale provvedimento serve anche ad attuare pienamente il Patto europeo su migrazione e asilo, il pacchetto di riforme approvato in via definitiva dall’Ue nell’aprile del 2024, le cui norme principali entreranno in vigore in tutti gli Stati membri a partire da giugno 2026.

Come funziona il blocco navale?

Il cuore del provvedimento è la stretta sul transito nelle acque territoriali. Sebbene il governo usi spesso l’espressione politica ‘blocco navale’, tecnicamente si tratta di un potenziamento del potere di interdire l’accesso alle navi straniere per motivi di ordine pubblico e sicurezza, limitando il cosiddetto ‘transito innocente’ previsto dal diritto internazionale. L’Italia, come tutti i paesi costieri, esercita la propria sovranità su una fascia di mare che si estende dalla costa: le navi straniere possono attraversarla, ma devono rispettare le leggi italiane. Il nuovo disegno di legge prevede che in determinate situazioni il governo possa chiudere questo passaggio, impedendo alle imbarcazioni di entrare. Il divieto può durare 30 giorni, ma può essere prolungato più volte fino a un massimo di sei mesi. Le situazioni che possono far scattare il blocco sono quattro: il rischio di attentati terroristici, un numero di arrivi così alto da mettere in crisi il sistema di accoglienza, un’emergenza sanitaria grave oppure un grande evento internazionale che richieda misure di sicurezza speciali. Nel 2025, per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno, sono arrivate in Italia via mare oltre 112.000 persone, il 17% in più rispetto all’anno precedente.

La domanda che sorge spontanea è: se le navi non possono entrare in Italia, dove vanno i migranti che si trovano a bordo? La risposta del governo è l’Albania. Il 6 novembre 2023, l’Italia ha firmato un accordo con il governo albanese per costruire due centri di trattenimento sul territorio del paese balcanico, nelle città costiere di Shëngjin e Gjader, che si trovano sulla sponda opposta del mare Adriatico rispetto alla Puglia. L’idea è che i migranti soccorsi in mare vengano portati in questi centri invece che in Italia, e che lì vengano esaminate le loro domande di asilo con procedure rapide. Chi non ha diritto alla protezione viene poi rimpatriato nel paese di origine. I centri sono stati aperti nell’ottobre 2024, ma finora hanno funzionato molto poco. L’avvio del modello Albania, infatti, è stato segnato da continui scontri legali: tra la fine del 2024 e il 2025, i tribunali hanno ordinato il rientro in Italia di diversi gruppi di migranti, basandosi sulla normativa europea sui ‘Paesi sicuri’. Questo ha reso l’attività dei centri intermittente, portando a un numero di trasferimenti finora molto inferiore rispetto alla capacità teorica delle strutture.

Il problema è stato sopratutto di natura legale: le norme europee prevedevano infatti che un migrante potesse essere trasferito in un paese terzo solo se aveva un qualche legame con quel paese. Siccome i migranti soccorsi in mare non avevano alcun legame con l’Albania, i tribunali italiani hanno più volte annullato i trattenimenti. Il dibattito si è sbloccato recentemente con l’adozione delle nuove linee guida europee, che chiariscono le condizioni per il trasferimento in un Paese terzo: le nuove norme puntano a superare i precedenti ostacoli giuridici relativi all’obbligo di un ‘legame preventivo’ tra il migrante e il Paese di destinazione (come l’Albania), facilitando così l’applicazione del protocollo italiano. Contestualmente, il governo ha aggiornato la lista dei paesi considerati ‘sicuri’ a livello nazionale, includendo stati come Bangladesh, Egitto, India, Marocco e Tunisia. Chi arriva da questi paesi finisce in una corsia accelerata che riduce drasticamente le possibilità di asilo, rendendo molto più probabile il trattenimento nei centri in Albania e il successivo rimpatrio.”

Cosa cambia per chi è già in Italia?

Il disegno di legge non riguarda solo chi arriva, ma anche chi si trova già sul territorio italiano. Una parte importante del provvedimento rende più facile espellere gli stranieri che commettono reati. Attualmente, quando uno straniero viene condannato per un reato, il giudice può decidere se disporre o meno l’espulsione, valutando le circostanze del caso. La nuova legge punta a ridurre drasticamente questo margine di discrezionalità: per condanne riguardanti determinati reati, il provvedimento introduce l’obbligo per il giudice di disporre l’espulsione, limitando la valutazione caso per caso solo a situazioni eccezionali. I reati in questione includono la violenza contro le forze dell’ordine, i reati contro la persona, i furti, le rapine e la partecipazione a rivolte all’interno dei centri di trattenimento.

L’altra novità riguarda i permessi di soggiorno. In Italia esistono diversi tipi di permesso: c’è lo status di rifugiato, che viene concesso a chi dimostra di essere perseguitato nel proprio paese, e c’è la protezione complementare, un permesso che viene dato a chi non ottiene lo status di rifugiato ma non può comunque essere rimandato indietro perché nel suo paese correrebbe dei rischi. Il nuovo disegno di legge limita la possibilità di trasformare la protezione complementare in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Per chi vuole ‘regolarizzarsi’ definitivamente uscendo dal sistema di protezione, i criteri diventano rigidissimi: bisognerà vivere regolarmente in Italia da almeno cinque anni, dimostrare di conoscere l’italiano, avere una casa adeguata e un reddito sufficiente alto.

Tags: espulsionieuropaimmigrazionemelonimigranti
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