La speranza prima, poi l’angoscia dell’attesa, fino alla tragica notizia, la più terribile, quella che nessun genitore vorrebbe sentire: sono state identificate anche le altre due vittime italiane, considerate disperse soltanto fino poche ore fa. Tra loro, purtroppo, c’è anche Sofia Prosperi, 15enne italosvizzera, la più giovane delle vittime di Crans-Montana. I suoi genitori – da anni – si sono trasferiti in Ticino per lavoro. Con loro viveva nel Mendrisiotto, nel piccolo comune di Castel San Pietro, che conta poco più di 2mila abitanti. Una comunità travolta da questa tragica notizia e che ora si stringe attorno al dolore dei familiari.
Una notizia che scuote anche il Lario, perché Sofia frequentava l’International School di Fino Mornasco, istituto prestigioso frequentato anche da molti studenti che arrivano dalla vicina Svizzera. Stando a quanto emerso finora, la giovane pare avesse organizzato il Capodanno a Crans-Montana insieme ad alcuni compagni. Due comaschi sarebbero riusciti a salvarsi dalla tragedia e non avrebbero riportato gravi conseguenze. Un altro giovane, invece, di Cantù è ricoverato all’ospedale Niguarda, dopo le prime cure a Ginevra.
Alle quattro vittime italiane identificate nelle scorse ore dovrebbero quindi aggiungersi la quindicenne italosvizzera e un ragazzo romano di 16 anni. Lo ha riferito l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, oltre al ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Esistono le disgrazie, questa non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile: sarebbero bastati un po’ di prevenzione e un minimo di buon senso”, ha commentato l’ambasciatore. Il riscontro del Dna ha permesso l’identificazione anche delle ultime vittime, rimaste intrappolate nell’inferno di Crans-Montana.
I feriti ricoverati al Niguarda
Nel pomeriggio, intorno alle 14.30, è arrivata al dipartimento emergenza urgenza dell’ospedale Niguarda di Milano una donna di 55 anni, cittadina italiana residente in Svizzera, coinvolta nella tragedia di Crans-Montana e finora ricoverata ad Aarau. Poco dopo, alle 15.15, è arrivato dall’ospedale di Zurigo anche il 16enne milanese rimasto ferito nella strage di Capodanno. Era ospite nella località svizzera a casa di un’altra giovane ferita, anche lei studentessa del liceo Virgilio, e trasportata nelle scorse ore nel Centro Grandi Ustioni dell’ospedale milanese.
Salgono a 11 i feriti ora ricoverati al Niguarda, 7 in condizioni serie. Rimandato, invece, il trasporto dell’altro 16enne di Milano: dopo il riconoscimento con il test del Dna avvenuto ieri sera e un primo ok al volo in elicottero da parte dell’ospedale svizzero, al momento le sue condizioni non consentono il trasferimento in Italia.
Le salme rientreranno in Italia con un volo di Stato dell’Aeronautica militare. Sono ore cariche di rabbia e di sofferenza, con le ultime speranze che si infrangono in un istante.
L’aiuto di Regione Lombardia a Crans-Montana
“In Svizzera ci sono ancora italiani rimasti feriti nell’incendio di Crans-Montana che vorremmo riportare a casa, ma bisogna siano trasportabili”. A farlo sapere è Roberto Faccincani, direttore della Maxi emergenza di Areu, l’Agenzia regionale emergenza e urgenza di Regione Lombardia, che dall’1 gennaio è impegnata sul posto per aiutare i soccorritori svizzeri e i feriti. Non appena le condizioni di salute degli italiani feriti permetteranno il trasporto, saranno riportati in Italia, “speriamo al più presto”, aggiunge Faccincani, precisando che la disponibilità è la stessa anche “per i pazienti non italiani, qualora i colleghi svizzeri lo chiedessero”.
Condizioni di volo permettendo, gli elicotteri sono pronti a entrare in azione in qualsiasi momento. Anche di notte. Un team multidisciplinare di chirurghi e rianimatori si trova in Svizzera “per aiutare i colleghi elvetici a essere sicuri che il trasferimento dei pazienti avvenga in sicurezza”, spiega ancora il direttore della Maxi emergenza di Areu.
Le operazioni sono coordinate da una centrale operativa, attivata sin dalle ore immediatamente successive alla tragedia, che per portare a casa i giovanissimi feriti italiani fa da ponte tra la Farnesina, il Governo svizzero, la protezione civile nazionale e regionale, Regione Lombardia e il team del Centro ustioni di Niguarda. “Si tratta di un complesso gioco di squadra, che coinvolge diverse strutture e numerosi professionisti”, sottolinea Faccincani. Una volta stabilito che un paziente può essere trasferito, bisogna verificare la disponibilità a ricevere i pazienti, “e il Niguarda da questo punto di vista si è subito mobilitato”.
Fondamentale, come detto, l’intervento dell’elisoccorso. “Areu – ricorda Faccincani – ha cinque elicotteri in Lombardia, tre abilitati al volo notturno, e può quindi permettersi di dedicarne uno all’emergenza. Finora il più utilizzato è stato quello di Como, perché più vicino, ma anche Piemonte, Valle d’Aosta, Trento e Bolzano hanno messo a disposizione i loro velivoli”, oltre alla Svizzera.






