Il cantiere delle paratie diventa maggiorenne. Era l’8 gennaio del 2008 quando iniziarono i lavori. L’opera sarebbe dovuta essere consegnata in poco più di mille giorni e invece ci sono voluti praticamente 18 anni. Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da dire, e invece non è ancora detta la parola fine. Ma andiamo con ordine.
Como, 18 anni di cantiere delle paratie
Il collaudo è stato fatto e le pompe idrauliche sono funzionati. “Sono contento che le paratie non siano più nell’agenda politica della città. Abbiamo collaborato con Regione Lombardia dal primo giorno e abbiamo seguito i lavori dal primo giorno. Mancano alcuni aspetti che però non sono nulla rispetto alla tragedia che ha rappresentato per la nostra città”. A dirlo è il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, che commenta così il 18esimo compleanno del cantiere.
Tra i nodi da sciogliere rientrano i costi e le competenze di gestione, come emerso anche in sede di consiglio comunale lo scorso novembre. Con Regione Lombardia, insomma, ci sono “ancora delle questioni da chiarire”, fa sapere il primo cittadino. Opere terminate, dicevamo, ma 18 anni dopo non mancano gli interrogativi, a partire dai costi di gestione e manutenzione delle barriere antiesonadazione del lungolago. A chi spetterebbe la spesa e a quanto ammonta non è dato a sapere. Quel che è certo, però, è che tra rinvii, ritardi, imprevisti, burocrazia, costi lievitati, la maxi opera – dal 2016 nelle mani della Regione Lombardia – ha ormai raggiunto la maggiore età.
Il futuro dei parapetti del lungolago
C’è poi l’odissea parapetti. Il prototipo presentato lo scorso maggio era stato subito bocciato e rimosso e, da quel momento, nulla è cambiato. Se non un continuo rimbalzo di responsabilità tra Comune e Regione. Si spera almeno che i tempi possano essere rapidi. Perché dopo 17 anni di cantiere per le paratie, i cittadini e i turisti si trovano a passeggiare sul nuovo lungolago dove le uniche protezioni sono reti da cantiere malandate, quando non vengono abbattute.
“Abbiamo collaborato fino a oggi con Regione Lombardia e continueremo a farlo”, sottolinea il sindaco Rapinese, il quale ha subito incalzato: “Che però sia di competenza di Regione Lombardia lo dimostra il fatto che, con fondi regionali, hanno realizzato un prototipo, quello presentato alla cittadinanza lo scorso maggio”. “Se però in quell’occasione fosse piaciuto – ricorda ancora Rapinese – sarebbe già installato”. E ancora: “Non sta scritto da nessuna parte che Regione non li vuole. Sertori dice che il lungolago può anche non essere dotato di parapetti, mentre il consigliere regionale Gaddi li vuole. Si mettano d’accordo tra loro”, conclude il sindaco.
L’incontro annunciato dall’assessore regionale agli Enti locali, Massimo Sertori, a fine ottobre non c’è stato, almeno per il momento, ma il sindaco di Como si dice pronto a risentirlo per “risolvere anche questo piccolo problema”, anche se poi così piccolo non è, dato che – dopo 18 anni – non si riesce ancora a mettere la parola fine al cantiere delle paratie.






Alla redazione,
il cantiere del lungolago di Como è ormai maggiorenne: ha compiuto 18 anni. Un’età in cui, teoricamente, si diventa adulti. Peccato che, a giudicare dai risultati, qui l’unica cosa cresciuta sia stata la pazienza forzata dei cittadini.
In tre anni di mandato, il sindaco Nuovo non è riuscito a fare nemmeno l’intervento più elementare e indispensabile: installare i parapetti. Non parliamo di opere futuristiche o di soluzioni ingegneristiche impossibili. I parapetti c’erano già. La domanda è semplice e legittima: che fine hanno fatto quelli vecchi?
Basterebbe alzarli e adeguarli alle normative attuali. Un intervento banale, logico, rapido. Eppure nemmeno questo si riesce a fare.
Nel frattempo, però, le priorità sono chiarissime: più parcheggi, meno alberi. Più cemento, meno sicurezza. Più disagi quotidiani per residenti e lavoratori, più fastidi continui spacciati per progresso. Il tutto mentre il lungolago resta incompleto, insicuro e indegno di una città che vive anche di immagine e turismo.
Si parla tanto di rilancio, ma la realtà è fatta di cantieri eterni, scelte sbagliate e una gestione che sembra incapace persino di portare a termine l’ordinaria amministrazione. Altro che grandi visioni: qui mancano le basi.
Dopo 18 anni, il lungolago di Como non ha bisogno di slogan né di nuove promesse. Ha bisogno di parapetti, sicurezza e rispetto per chi la città la vive ogni giorno. Tutto il resto — parcheggi “d’oro”, alberi abbattuti e disagi a ripetizione — suona solo come l’ennesima presa in giro.
Una cittadina stanca, ma non rassegnata
Margherita