I ciliegi di via XX Settembre potrebbero avere le ore contate. Stamattina sono tornati i cartelli di divieto di sosta lungo la strada del quartiere Borghi a Como, segnale che l’abbattimento dei quarantacinque alberi sembra ormai imminente. A posizionare gli avvisi è stata l’azienda Peverelli di Fino Mornasco, incaricata dal Comune di rimuovere le piante e sostituirle con peri: l’avvio del cantiere è previsto per dopodomani alle cinque del mattino. Per questo motivo il Comitato spontaneo dei cittadini che si oppone all’abbattimento ha già risposto convocando un presidio per le 18 davanti alla scuola della via.
La mossa del sindaco Rapinese appare però in contrasto con la situazione legale. Gli abbattimenti sono infatti ancora sospesi per effetto di un decreto cautelare del Tar Lombardia, emesso lo scorso 13 dicembre su ricorso d’urgenza del Comitato. I giudici hanno riconosciuto che il taglio degli alberi comporterebbe un danno irreversibile, e da quel giorno gli avvocati dei cittadini hanno avuto trenta giorni di tempo per presentare il ricorso vero e proprio. La decisione nel merito è attesa proprio per questa settimana, e il Comune sembra volersi far trovare pronto a partire non appena dovesse arrivare il via libera.
L’accelerazione arriva inoltre a pochi giorni dal deposito di una perizia indipendente che boccia il progetto comunale. Il documento porta la firma dell’agronomo varesino Daniele Zanzi ed è stato consegnato giovedì scorso a palazzo Cernezzi. Secondo la relazione solo tre alberi sarebbero effettivamente da rimuovere e non tutti e quarantacinque. Zanzi stima inoltre il valore complessivo dei ciliegi in circa 375mila euro.
Il primo cittadino ha comunque già quantificato in circa 4.730 euro i costi aggiuntivi dovuti allo stop dei lavori, e proprio per sostenere le spese legali i cittadini hanno lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe con il supporto dell’associazione Nova Como. Da metà novembre la mobilitazione ha raccolto oltre seimila adesioni tra petizione online e firme cartacee.
Sul dibattito è intervenuto ieri anche il Partito liberaldemocratico di Como, che pur senza citare direttamente la vicenda ha criticato i regolamenti comunali sul verde urbano. Il segretario provinciale Peppino Titone ha parlato di “ideologia woke” e di “approccio feticista alle piante”, chiedendo più libertà per cittadini e amministrazioni nella gestione degli alberi.






