25 anni, un futuro da designer e un presente da soldato: non è riuscito a restare indifferente agli orrori della guerra in Ucraina Andrea Cappelletti, 25enne canturino che ha deciso di diventare soldato volontario. Una situazione difficile, quella che descrive direttamente dall’Ucraina, dove spesso mancano acqua e corrente. Incombe il rischio di morire, ma Andrea è disposto a tutto.
Da Cantù a soldato volontario in Ucraina: la testimonianza di Andrea Cappelletti
“Ad aprile 2023 ho iniziato a fare il volontario umanitario, perché per me quello che stava succedendo in Ucraina è ingiusto. Non avete idea della sofferenza che vivono gli ucraini da così tanti anni”. Comincia così il racconto di Andrea Cappelletti in diretta a Etg+ Today.
“Ho provato a fare del mio meglio portando aiuti un po’ in tutto il Paese. Siamo arrivati fino a 3 chilometri dal fronte e purtroppo c’è anche chi non ce l’ha fatta e non è più tornato indietro. Non riuscivo più a vivere in Italia, dove la gente non capisce cosa succede in Ucraina ogni giorno. Nasce così la decisione di diventare un soldato e resistere il più possibile”, spiega il 25enne che ha lasciato la Città del Mobile per raggiungere il fronte ucraino.
Gli attacchi e il rischio di morire
“Il rischio di morire è concreto”, ammette Cappelletti. “Quando vedi chi ti sta attorno morire e non puoi farci niente è difficile, ti segna per sempre e ti cambia la vita. Ma preferisco stare qui, nonostante i rischi“. “Anche questa mattina – racconta – i droni si sono fatti sentire: non c’è ora del giorno e della notte in cui non ci sono bombardamenti. Nonostante tutto, si continua a lavorare e si continua a vivere. La vita va avanti, non ci si può fermare“.
Una decisione radicale, probabilmente divisiva, sicuramente non semplice da intraprendere e difficile da accettare per gli affetti più cari, dai familiari agli amici. Orrori quotidiani, quelli a cui assiste Andrea Cappelletti, che sogna una scampagnata in montagna e soprattutto un abbraccio con i suoi genitori, ma non si arrende.
“Non è facile capire e accettare la strada che ho intrapreso. C’è massimo supporto, soprattutto dai miei amici. Mio papà, invece, non ha apprezzato tantissimo la mia scelta. Lui è stato in Ucraina e sa benissimo quali sono i rischi a cui vado incontro. Ma dopotutto mi sostiene lo stesso, perché è mio papà”. “La gente non ha idea di cosa succede qui – sottolinea Andrea – Stamattina altri due droni, ma è una situazione continua. Si può morire da un momento all’altro“. “Non so quando potrò lasciare il Paese – spiega ancora il 25enne canturino – ma appena avrò un giorno libero tornerò volentieri a casa, a mangiare un piatto di pizzoccheri“, aggiunge sorridendo. Ma poi precisa: “Al momento è un pensiero lontano”.
In mezzo a tanto orrore non mancano gli spiragli di luce. “La cultura italiana qui è molto apprezzata e diffusa – commenta Cappelletti – Ho avuto il piacere di cantare più volte “Bella ciao”, che qui ha un significato molto più grande rispetto a quello che ha oggi in Italia. Noi non sappiamo più cosa signfiichi “resistere”. Quella canzone, in Ucraina, ti scalda anche quando fa freddo. Cantare quell’inno qua – conclude – ha un signficato enorme, che forse aveva anche in Italia nel 1945. Ti rende invincibile“.





