Tik Tok, Instagram, Telegram, WhatsApp. Come quasi ogni adolescente, passava le ore sui social. Un 16enne canturino però, secondo quanto accertato dai carabinieri, utilizzava le piattaforme per inneggiare alla jihad. Un’intensa attività di propaganda, documentata a partire dal 2024, fino alla decisione del tribunale dei minori di intervenire con una misura cautelare. Il minorenne è stato collocato in una comunità. L’ordinanza è stata eseguita all’alba dai carabinieri del Ros, il raggruppamento operativo speciale, in collaborazione con i militari dell’Arma del comando provinciale di Como.
Il 16enne, di origine egiziana e residente a Cantù, già dal 2024 si sarebbe auto-radicalizzato e avrebbe poi promosso attività di propaganda e istigazione alla jihad violenta utilizzando profili social. L’accusa nei confronti del minorenne è di istigazione a delinquere aggravata dall’utilizzo di strumenti informatici e telematici e relativi a delitti di terrorismo.
La misura cautelare è il risultato di una complessa attività investigativa dei carabinieri del Ros di Milano, che hanno individuato all’interno dei social network Instagram e Tik ToK e di piattaforme di messaggistica privata quali Telegram e WhatsApp una rete di utenti, anche internazionali, dediti a vario livello alla diffusione di contenuti multimediali di propaganda Jihadista, riferibili alle più strutturate organizzazioni terroristiche con chiari riferimenti allo Stato Islamico, Isis e Al Qaeda.
I carabinieri hanno individuato alcuni profili TikTok, Instagram, Telegram e WhatsApp utilizzati dall’indagato per un’incessante attività di pubblicazione e di promozione, di contenuti multimediali di chiara impronta Jihadista, caratterizzati da un’evidente opera di apologia di importanti e riconosciuti esponenti del terrorismo Islamico. Inoltre, sono emersi contatti qualificati tra il 16enne e individui arrestati per terrorismo perché accusati di aver diffuso in rete contenuti di propaganda Jihadista incitanti la violenza.
La perquisizione e le operazioni tecniche su telefono e computer del 16enne hanno permesso di scoprire video di propaganda jihadista. Già nel novembre scorso un minorenne di origini tunisine residente in Lombardia era stato accusato degli stessi reati. I due casi non sarebbero collegati.





