“Se dico una cosa la faccio, loro hanno tutto il diritto di incrociare le braccia ma per me non cambia nulla”. E’ questo, in sintesi, il pensiero del sindaco di Como Alessandro Rapinese.
La posizione dell’amministrazione comunale era già abbastanza chiara ma nel caso ancora qualcuno non lo avesse capito, il primo cittadino ribadisce il concetto. Nessun passo indietro neppure di fronte all’intera giornata di sciopero del personale del Comune di Como annunciata dai sindacati per il prossimo 11 febbraio.
L’agitazione è legata alla revoca di due delibere (per totali 179mila) euro di bonus produttività da dividere tra i dipendenti. Il primo cittadino voleva destinare la maggior parte delle risorse alle “Elevate qualificazioni”, cioè funzionari e figure di alta responsabilità (in totale 22 posizioni) e una parte minoritaria altri 602 dipendenti. Va da sé che i primi avrebbero ricevuto un premio ben più consistente rispetto ai secondi. Ne è seguita una controproposta della parte sindacale e una nuova mediazione dell’amministrazione. Alla fine non si è trovato un accordo tra le parti e anche il tentativo di conciliazione davanti al prefetto è fallito.
I sindacati hanno parlato di mancata volontà di contrattazione da parte di Rapinese ma il sindaco respinge le accuse e spiega che la sua decisione è legata alla volontà di valorizzare le figure di responsabilità che risultano svantaggiate nel confronto con i colleghi che lavorano fuori da Palazzo Cernezzi. Uno squilibrio che deve essere sanato secondo il sindaco.
Ai dipendenti del Comune è arrivata la solidarietà bipartisan della politica. Con Forza Italia che ha parlato di “misure contrattuali trasformate in strumenti di ricatto” e il Pd che ha aggiunto: “Vuol dire non avere il minimo rispetto per il lavoro e per le persone che ogni giorno permettono il funzionamento della macchina comunale”.
“Ci sono delle persone sottopagate forse questo non si è capito e il tema non è stato compreso. A meno che non lo si voglia trasformare in una battaglia politica ma ho un po’ l’impressione che lo sia”. E’la chiosa del primo cittadino






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