(ANSA) – TEMPIO PAUSANIA, 31 AGO – Arriva alle battute finali il processo per violenza sessuale di gruppo che vede sul banco degli imputati a Tempio Pausania Ciro Grillo e tre suoi amici genovesi, Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia. Dopo essere saltata l’udienza fissata per lunedì 1 settembre a causa della chiusura del Palazzo di giustizia per una festa patronale, si torna in aula martedì 2, alle 10.30, per le repliche dal procuratore Gregorio Capasso, degli avvocati delle parti civili e, molto probabilmente, mercoledì 3 le controrepliche del pool difensivo. I tempi rischiano di allungarsi e così la sentenza, attesa nella serata di mercoledì, potrebbe slittare alla mattina di giovedì 4. Al momento è solo un’ipotesi, la certezza si avrà il 3 con le indicazioni del collegio presieduto dal giudice Marco Contu. Il processo si è aperto tre anni fa – la prima udienza tecnica risale al 16 marzo 2022 -, con udienze per lo più a porte chiuse, tranne che per le ultime. Si arriva così al termine a sei anni dai fatti contestati: era la notte tra il 16 e 17 luglio del 2019 quando si sarebbe consumato lo stupro di gruppo nella villetta di proprietà della famiglia Grillo a Porto Cervo, ai danni di una studentessa italo-norvegese, all’epoca 19enne, e di una sua amica coetanea. Conclusa la requisitoria – quasi otto ore suddivise in due giorni -, Capasso aveva chiesto la condanna per tutti a nove anni di reclusione, riconoscendo le attuanti generiche e le conseguenze accessorie. "Parliamo di sei ragazzi che allora avevano 19 anni. Due ragazze che hanno subito quel che hanno subito, quattro ragazzi che vivono comunque una situazione drammatica", così si era espresso il procuratore in aula. I quattro imputati si sono sempre detti innocenti, dichiarando che si era trattato di rapporti consenzienti e consensuali. "Siamo convinti – questa la posizione degli avvocati difensori – che nessuno dei ragazzi usò mezzi violenti o coartò la volontà di alcuno". Per Giulia Bongiorno, invece, avvocata di parte civile che tutela la studentessa, principale accusatrice dei quattro, insieme al collega Dario Romano, nel processo è emersa "una concezione della donna il cui consenso vale zero", aveva esordito prendendo la parola in aula. E ancora: "Questo processo resterà nella storia giudiziaria per le 1.675 domande poste alla mia assistita durante il suo esame. La ragazza ha retto e ha risposto sempre in modo coerente". (ANSA).