Coltelli e giovani, anzi giovanissimi: un problema grave e, purtroppo, sempre più attuale, come confermano i fatti di cronaca, nel Comasco come nel resto d’Italia. I ministri Matteo Piantedosi e Giuseppe Valditara firmano la circolare e aprono così alla possibilità di controlli agli ingressi degli istituti, includendo l’impiego di metal detector.
Allarme sicurezza a scuola, arriva il metal detector: ecco cosa ne pensano i presidi comaschi
Un provvedimento che risponde all’allarme sicurezza. Non un obbligo, vale la pena precisarlo: spetta ai dirigenti scolastici, a seconda delle specificità di ogni istituto, fare richiesta alle prefetture. Una stretta quella dei due ministeri che, di fatto, riconosce anche nelle scuole situazioni di disagio, marginalità, isolamento e illegalità, che talvolta sfociano in atteggiamenti gravi e violenti. Una risposta all’emergenza, anche se – come sottolineano i presidi comaschi – serve in primis puntare sulla prevenzione e offrire agli studenti punti di riferimento e valori educativi imprescindibili.
Gianluca Mandanici, preside del Setificio di Como, sottolinea che l’uso del metal detector nel suo istituto non è assolutamente necessario, ma potrebbe esserlo in altri contesti. “Si tratta – sottolinea il dirigente scolastico – di un deterrente, ma non è la soluzione. Servirebbero più misure di sicurezza e coordinamento, soprattutto all’esterno delle scuole. Il rischio emerge soprattutto prima o dopo le lezioni. Servirebbe maggiore sorveglianza”, ribadisce Mandanici.
Lo sottolinea anche il preside del liceo Giovio di Como, Gian Maria Rovelli. “Il mio istituto vive fortunatamente una situazione tranquilla. Gli alunni mostrano massimo rispetto delle regole e, in aggiunta, portiamo avanti una serie di iniziative per sensibilizzare ulteriormente i più giovani. I nostri alunni hanno già delle ottime basi, che noi vogliamo coltivare con altri progetti di prevenzione ed educazione”. “Le premesse della circolare ministeriale sono ragionevoli – precisa ancora il dirigente scolastico – ma non bisogna generalizzare. Il provvedimento va calato in ogni realtà”. Lo ha sottolineato nelle scorse settimane anche il presidente nazionale dei pedagogisti, Alessandro Prisciandaro.






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