Resta alta la pressione sui prezzi dei carburanti, con ricadute soprattutto sul settore del trasporto su gomma. A lanciare l’allarme è Cna, l’associazione che rappresenta artigiani e piccole e medie imprese, che segnala un comparto ormai al limite. Le imprese del trasporto faticano a sostenere l’aumento dei costi e chiedono al governo interventi concreti, dal rafforzamento del credito d’imposta fino all’introduzione del carburante professionale, spiega Riccardo Gervasoni, presidente di Cna Lombardia Nord-Ovest.
Alla base delle difficoltà c’è l’impennata dei prezzi alla pompa, alimentata dalla forte volatilità dei mercati energetici causata della guerra in Iran. Per le aziende del settore, il carburante rappresenta una voce di costo centrale e non comprimibile, che negli ultimi mesi è diventata sempre più difficile da assorbire. Gervasoni parla di un aumento intorno al 30% nel giro di un mese. Cna avverte, se si continua così,potrebbero arrivare ricadute concrete anche sui mezzi pubblici, come una possibile riduzione delle corse, un aumento delle tariffe e, nei casi più critici, il rischio di interruzione dell’attività.
A incidere sui prezzi è anche la scadenza del taglio delle accise, fissata dal governo per martedì 7 aprile. La misura oggi garantisce uno sconto di circa 25 centesimi al litro: senza proroghe, la benzina potrebbe tornare a sfiorare i 2 euro al litro, mentre il gasolio supererebbe quota 2,30 euro. Il governo sta valutando un’estensione fino al 30 aprile e una decisione potrebbe arrivare già nei prossimi giorni.
Nel frattempo, il territorio comasco potrebbe registrare un aumento dei flussi verso l’Italia. In Canton Ticino, infatti, la benzina ha già superato i 2 euro al litro, mentre in Italia si mantiene intorno a 1,75 euro. Una differenza che, su un pieno da 50 litri, può tradursi in un risparmio di circa 12 euro e che potrebbe spingere sempre più automobilisti a fare rifornimento oltre confine, con possibili effetti sul traffico nelle aree di confine.



