Comune di Como e “caso Noseda”, Fratelli d’Italia e Pd all’attacco

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Il trasferimento da Cantù a Como risale a tre anni fa ma l’arrivo del dirigente comunale Luca Noseda a Palazzo Cernezzi continua a scuotere le due amministrazioni, quella guidata dal sindaco Alessandro Rapinese in primis. In questa settimana sarà discussa l’udienza che riguarda il dirigente e la legittimità del suo contratto. Lo stesso Comune di Como ha chiesto, infatti, di fare chiarezza sulla regolarità dell’assunzione in virtù di un trasferimento da Cantù che potrebbe aver violato le norme che riguardano il pubblico impiego. Il dirigente si occupa di procedimenti complessi e importanti: dallo Stadio Sinigaglia a Muggiò all’area Ticosa.   

Sulla vicenda intervengono le opposizioni.
 

“La vicenda rappresenta la conferma di criticità che Fratelli d’Italia aveva già sollevato oltre un anno fa in Consiglio comunale nel quale si evidenziava il rischio concreto di uno stallo amministrativo legato alla posizione del dirigente e alla possibile mancanza di un riferimento su dossier strategici per la città”. Spiegano Stefano Molinari, presidente provinciale e Alessandro Nardone, coordinatore cittadino Fratelli d’Italia che si chiedono: “Con quale serenità l’architetto Noseda può continuare a operare in un ente che lo ha citato in giudizio?”.

Parla di “vicenda intricata” il Pd di Como. “Non è chiara – aggiunge il Partito Democratico – quale sia l’intenzione del primo cittadino. Da un lato, potrebbe avere interesse a perdere la causa, in modo che il dirigente venga considerato regolarmente assunto, senza illecito da parte del Comune, oppure se voglia davvero vincere, facendo di quest’ultimo l’ennesimo capro espiatorio per i propri errori. Sarebbe facile, poi, scaricargli addosso la colpa dei ritardi”. “Ciò che è certo – si legge infine – è che l’amministrazione non brilla per trasparenza, finendo a fare causa a se stessa”.