“Un valoroso poliziotto della Squadra Mobile della Questura di Como è stato accoltellato al volto da uno spacciatore marocchino durante una delle numerose operazioni di contrasto allo spaccio di droga nei boschi locali. Ho sentito direttamente il nostro poliziotto ferito e ancora in stretta osservazione in ospedale, al quale ho trasmesso un messaggio di gratitudine per il coraggio dimostrato e di vicinanza e solidarietà per un pronto recupero in servizio. Per lo spacciatore nessuna impunità, carcere e poi rimpatrio immediato”. Così in un post sui social Nicola Molteni, Sottosegretario al Viminale dopo l’aggressione nei boschi di Castelnuovo Bozzente che risale a giovedì pomeriggio. Il marocchino 26enne è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio e portato al Bassone aveva con sé anche numerose dosi di droga, poi sequestrate. L’agente, ricoverato all’ospedale di Varese, è stato ferito al mento dopo un inseguimento terminato in un fossato, è lì che il 26enne avrebbe estratto il coltello. Ferito in modo meno grave anche un altro poliziotto.
Il Sap: “Salvo grazie al giubbotto antiproiettile”
Sulla vicenda interviene anche il Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) di Como, con il segretario Igor Erba.
“Il collega a seguito della colluttazione e della successiva caduta nel dirupo nel tentativo portare a termine l’arresto. – si legge nella nota – ha riportato la frattura dello sterno e un versamento. Secondo i medici l’assistente non ha perso la vita nell’impatto, solo grazie al giubbotto antiproiettile indossato che ha attutito il colpo, giubbotti antiproiettili voluti dal Sap per garantire più Sicurezza.
Detto questo da molto tempo il Sap sta dicendo che questo tipo di servizi va organizzato in modo differente”.
“I delinquenti che affrontiamo quasi ogni giorno, soprattutto gli spacciatori delle aree boschive, non hanno nulla da perdere non si fanno alcun scrupolo ad aggredire con armi bianche gli operatori della Polizia di Stato e ogni giorno che passa è sempre peggio, un’escalation assurda.
Ma una delle vere paure ormai per gli operatori della Polizia di Stato è rappresentata dal post intervento: oggi spesso la vera problematica è la paura di finire a processo per eccesso colposo durante l’arresto anche se si è certi di aver fatto tutto secondo le regole”.
E sulle dotazioni la richiesta è principalmente una: “Bisogna utilizzare tutti gli strumenti che il Ministero ci mette a disposizione a partire dall’utilizzo dei RPC, Reparto Prevenzione Crimine Lombardia, e da un adeguato numero di persone da impiegare” perchè “non è la prima volta che i nostri agenti finiscono in ospedale per questi tipo di servizio. Quanto tempo ancora ci vorrà a fare capire all’amministrazione che la modalità di questi interventi va adeguata al tempo in cui viviamo? La vita di un operatore è più preziosa di pochi grammi di droga”.
In conclusione: “Se l’amministrazione intende continuare su questa strada, se ne dovrà assumere tutte le colpe. Siamo consapevoli che il nostro lavoro è rischioso, siamo consapevoli che dobbiamo ripulire i boschi dalla droga ma siamo ancora più convinti che le modalità attuate siano assolutamente inadeguate”.



