Milano porta i segni di due giorni di guerriglia indiscriminata e ingiustificata, tra violenze, saccheggi e devastazioni. Il tutto nel cuore della città, dal Castello Sforzesco al Duomo, passando per le centralissime via Dante, piazza Cordusio e via Torino, ma anche in altre zone molto frequentante di Milano, come Corso Garibaldi e Corso Como. La protesta contro il carovita si è rivelata in realtà soltanto un pretesto per trasformare Milano in un campo di battaglia. In duemila, a gruppi sparsi, soprattutto giovanissimi (in larga parte minorenni) e italiani di seconda generazione, hanno mandato in frantumi le vetrine dei negozi. Brand ben precisi, perlopiù marchi in voga tra i più giovani, e lì hanno fatto razzie, cercando di arraffare di tutto: scarpe, capi di abbigliamento, alcolici, biciclette e cellulari.
A Milano 1 milione di danni. Confcommercio: “Spese destinate ad aumentare”
Confcommercio Milano stima danni da almeno 1 milione di euro, destinati però a crescere se si considerano i mancati guadagni dei prossimi giorni, le disdette ai ristoranti e le prenotazioni cancellate negli alberghi. “Il problema non si può risolvere soltanto con più forza – cioè maggiore presenza delle autorità e maggiore sicurezza – ma bisogna attivare ragionamenti e percorsi di natura sociale ed educativa“. A dirlo è Marco Barbieri, segretario generale Confcommercio, che rilancia il progetto “Cities”, che “ha l’obiettivo di contrastare la desertificazione commerciale. Le città dormitorio, senza una vitalità commerciale e senza negozi – aggiunge Barbieri – diventano situazioni che hanno tra le conseguenze un disagio sociale ed economico, che può sfociare in violenze come successo a Milano”.
Esprime vicinanza ai negozi colpiti anche il presidente di Confcommercio Como, Giovanni Ciceri. “Le attività delle nostre città vanno tutelate e preservate – commenta – perché da sempre rappresentano il pilastro non solo della nostra economia, ma anche del nostro tessuto urbano e della vita sociale. Sono luoghi di incontro, di condivisione, capaci di animare le strade e i quartieri”.
La rabbia e la paura di commercianti, turisti e residenti
Giovani incappucciati o con il volto scoperto hanno distrutto tutto ciò che trovavano a tiro, hanno rovesciato bidoni dei rifiuti in mezzo alla strada, rotto i vetri delle auto in sosta e le pensiline dei mezzi pubblici, scaraventato a terra scooter, bici e monopattini. Esprimono rabbia, paura e impotenza cittadini e commercianti, che non escludono nuove, feroci, manifestazioni. “Non hanno nessuna idea di quello che stanno facendo, seguono la massa. Cercano di emergere, commettendo atti di violenza gratuita. Non studiano, non si informano e non hanno minimamente idea di cosa sta succedendo in Italia”, commenta un passante per le vie del centro di Milano.
“Siamo stati presi d’assalto da ragazzi tra i 14 e i 16 anni. La scena è stata raccapricciante. Ci siamo sentiti spogliati della nostra dignità, perché vedere distrutto il proprio lavoro e i propri sacrifici fa male“, è il commento di un commerciante di via Dante. “C’è paura e ci sentiamo impotenti – aggiunge un collega di un noto marchio a pochi passi dal primo – Di fronte a cento persone che invadono il negozio, cosa possiamo fare? Anche la security non può fare niente contro centinaia di ragazzi che mettono a soqquadro un negozio. Ci hanno rubato 400 capi e contiamo danni intorno a 100mila euro“. Stime che, con l’inventario dei prossimi giorni, saranno più precise. Ma quel che è certo è che le cifre sono destinate a salire perché – aggiunge il commerciante – “resteremo chiusi almeno fino al weekend”.
“Buttavano i tavoli contro le vetrine, ci siamo riparati con i clienti nei camerini e poi siamo scappati dall’uscita di emergenza. Non possiamo fare nulla davanti a una violenza simile. Abbiamo paura che riaccada. Questi giovani sono il nostro futuro: se partiamo così, siamo messi davvero molto male. Domenica sfondavano la vetrina ridendo e cantando”, è la testimonianza di un negoziante di via Torino.
“La manifestazione contro i prezzi alle stelle è stata soltanto una scusa. Non è un caso che chi ha messo a ferro e fuoco la città si sia scagliato soltanto contro negozi ben precisi, di moda tra i giovani“, commenta un residente di passaggio in via Orefici. “Le manifestazioni pacifiche sono un diritto, ma quello che è successo nel weekend a Milano non ha niente a che vedere con questo. Hanno sfruttato la possibilità di manifestare per commettere dei crimini. Non è questa l’idea di libertà di parola e di espressione”, commenta amareggiato un cittadino in piazza Duomo. “Sono indignato e dispiaciuto per i commercianti che hanno avuto seri danni – aggiunge un turista siciliano – Vivere e mantenere un’attività a Milano è diventato sempre più caro e gli imprenditori ormai cercano soltanto di sopravvivere. Non si riesce a essere ascoltati in questo modo”.


