Parcheggi a Como, mentre chi vive in città attende ancora scontistiche e agevolazioni, come promesso dal sindaco Alessandro Rapinese, la giunta ha varato una serie di nuovi provvedimenti: sono in arrivo altre strisce blu e si aggiornano le aree di sosta agevolata, le cosiddette ASA, che porteranno un aumento dei permessi per i residenti.
Partendo dai nuovi stalli a pagamento le novità riguardano i posteggi attualmente gratuiti di via Gorio, via Don Guanella e via Enrico Musa che dal primo gennaio 2027 saranno regolati da parcometro e seguiranno la tariffa di un euro l’ora dalle 8 alle 19. Stessa tariffa che arriverà anche per via Radice e via Crispi. In quest’ultima strada compariranno però anche degli stalli di sosta libera. Mentre in via Prudenziana oltre ai parcheggi a pagamento verrà introdotta anche la zona 30.
Palazzo Cernezzi, come detto, interviene anche sui posti destinati agli abbonamenti dei residenti per i quali entro il prossimo 30 novembre dovrà essere presentata la domanda da parte degli aventi diritto. Sono stati ridefiniti i numeri, dagli iniziali 950 permessi del 2025 si era passati a 1.167 posteggi che ora salgono ulteriormente a 1.312 allo scopo di accontentare più cittadini. Le aree a sosta agevolata sono state riviste e in alcuni casi ampliate. Istituita anche la nuova ASA di Largo Radice.
Come sempre il tema parcheggi anima subito il dibattito. Tra i primi a intervenire gli esponenti dell’associazione Nova Como che in passato hanno organizzato anche una manifestazione per esprimere la loro contrarietà, in particolare alla tariffa Vulcano da 3 euro l’ora per 24 ore.
«Per noi – dichiarano i vertici Vincenzo Falanga e Teresa Minniti – la politica della sosta deve partire dalla vita quotidiana delle persone: tornare a casa, accompagnare i figli, assistere un familiare, raggiungere il proprio posto di lavoro. Esigenze concrete che devono trovare spazio nelle decisioni dell’amministrazione. Trasformare un parcheggio gratuito in uno a pagamento non crea un posto auto in più. Introduce un costo. Una città capace di accogliere – concludono – deve anzitutto permettere alle persone di continuare ad abitarla».


