Un incubo durato cinque anni. Insulti, minacce di morte, maltrattamenti, abusi sessuali. Solo nel novembre scorso la donna ha trovato la forza di rivolgersi ai carabinieri di Turate, che al termine di una rapida indagine nelle scorse ore sono intervenuti e hanno eseguito un divieto di avvicinamento con applicazione del braccialetto elettronico all’ex compagno della vittima, un 41enne comasco che deve rispondere di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.
L’ordinanza è stata emessa dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Como su richiesta della procura. Quando la donna si è presentata alla stazione carabinieri di Turate, inizialmente non ha denunciato maltrattamenti espliciti, ma comportamenti che i militari dell’Arma hanno subito individuato come “reati spia” sui quali hanno avviato immediati accertamenti.
Le attività investigative hanno consentito di accertare che il calvario della vittima era iniziato nel 2020, quando aveva cominciato a subire vessazioni. Parole ingiuriose e fortemente denigratorie, minacce di morte e violenze fisiche e sessuali. La morbosa gelosia dell’uomo, i maltrattamenti e gli abusi sessuali reiterati nel tempo, con costrizione fisica e sottomissione psicologica, hanno causato gravi sofferenze psicofisiche e danneggiato la salute della vittima.
Il 41enne è stato indagato anche per “interferenze illecite nella vita privata”. E’ emerso infatti che l’uomo, collegando il proprio cellulare a quello della donna, si era procurato indebitamente notizie e immagini riguardanti la sua vita privata. Gli accertamenti sono sfociati nel provvedimento restrittivo. Oltre all’applicazione del braccialetto elettronico, disposto anche l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.





