Attacco all’Iran, comaschi bloccati a Dubai: “Chiusi in albergo, le esplosioni e gli allarmi”

L’attacco all’Iran e le conseguenze internazionali. Sono numerosi i comaschi bloccati a Dubai senza sapere quando potranno ripartire. La voce di Veronica Coduri, che fa parte di un gruppo di 15 persone ferme negli Emirati. Erano in aeroporto al momento dell’attacco e sono stati trasferiti in un albergo. Le ripetute allerte sui telefonini e la corsa per mettersi al sicuro.

La testimonianza di Veronica Coduri

Tra le testimonianze raccolte da Etv anche quella di Luca Saibene, saronnese da dodici anni residente a Dubai, dove lavora e vive con la sua compagna. Ricorda i boati degli attacchi sopra i cieli degli Emirati Arabi e racconta: “Viviamo un’ansia che prima non si era mai sentita. Avevamo la percezione di vivere in un posto sicuro, quella stessa sicurezza che negli ultimi due giorni però è venuta a mancare. Per noi residenti la vita continua, la nostra routine è rimasta la stessa, ma il senso di ansia non ci abbandona. Le esplosioni in cielo legate ai droni abbattuti dalla difesa degli Emirati sono state strazianti. Il suono non lo dimentichi, ho visto un drone colpito precipitare a terra. Sono immagini indimenticabili. Ora monitoriamo costantemente ciò che accade fuori: vado a lavorare la mattina e condivido la stessa emotività dei miei colleghi, ma adesso è venuta a mancare quella serenità che prima molti ci invidiavano“.

L’allarme arriva sugli smartphone: “Le informazioni sui cellulari sono tempestive e coerenti con quanto sta accadendo. Non abbiamo indicazioni su dove eventualmente fuggire, ci è stato detto però di restare in ambienti protetti. I droni distrutti cadono in punti in cui è impossibile prevederne l’arrivo, per questo meglio avere sempre un tetto sopra la testa“.