Il gasolio in modalità self sfonda oggi in autostrada la soglia di 2 euro e 10 centesimi, mentre la benzina supera il limite di 1,80 euro in tutte le regioni italiane. E’ la denuncia dell’Unione Nazionale Consumatori sulla base dei prezzi medi pubblicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. E, a guardare i prezzi, nel Comasco va anche peggio. Con il gasolio che, sempre sulla rete autostradale e in modalità self, arriva anche a 2 euro e 11 e la benzina che sfiora 1 euro e 92 centesimi.
Il servito poi tocca cifre record arrivando in qualche caso a superare per il diesel i 2 euro e 50 centesimi e per la super i 2 euro e 30. Un salasso se si pensa a un pieno.
“E’ evidente che le accise andavano ridotte senza aspettare un mese per accertare la maggiore Iva incassata – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori -. L’escalation dei prezzi si sta già trasferendo sui prodotti ortofrutticoli, specialmente quelli provenienti dalla Sicilia, con un rialzo talmente abnorme che abbiamo presentato ieri – aggiunge – un esposto all’Antitrust per verificare se vi sono dei rincari anomali, intese restrittive della concorrenza o abusi di posizione dominante”.
E se i carburanti corrono, si teme anche per i costi energetici. Dopo l’allarme del mondo dell’impresa, del commercio e del turismo, arrivano le parole dell’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi. “Non capisco cosa aspetti la Commissione Europea a intervenire affinché si limitino la speculazione e i sovraccosti energetici. Serve un intervento immediato e strutturale. Se ciò non dovesse avvenire si fermeranno produzioni e consumi”. Così l’assessore in merito alla fase estremamente delicata e complessa che anche il mondo economico e produttivo sta attraversando a causa della situazione geopolitica.
“Siamo in piena emergenza: è necessario almeno rimettere in campo strumenti europei sul modello di quelli, efficaci, introdotti durante la crisi pandemica. Senza interventi decisi e concreti – sottolinea infine Guidesi – rischiamo di affrontare una fase economica estremamente negativa, con ricadute altrettanto pesanti sul piano occupazionale e sociale”.


