Scontro sul Cup unico, il sistema regionale di prenotazione che dovrebbe consentire ai cittadini di fissare visite ed esami sia nel pubblico sia nel privato accreditato, in Lombardia. Da un lato la Regione difende lo stato di avanzamento del progetto, dall’altro l’opposizione contesta i risultati e chiede tempi certi e obblighi più stringenti per le strutture convenzionate.
Ieri l’assessore al Welfare Guido Bertolaso è tornato sul tema per rassicurare sull’adesione del privato. In una nota della Direzione generale Welfare si legge che “tutti i principali gruppi ed enti sanitari privati hanno avviato le attività di preparazione tecnica e organizzativa necessarie a garantire l’avvio del CUP nel più breve tempo possibile”.
Nel comunicato, la Regione sottolinea inoltre che sono già stati attivati gruppi di lavoro condivisi con diversi operatori e che, in alcuni casi, è già previsto un calendario di avvio progressivo. “Nonostante in questa fase progettuale l’attenzione si sia concentrata sugli enti sanitari pubblici”, si legge ancora, “la DG Welfare sta riscontrando una costruttiva disponibilità da parte di tutti gli enti sanitari privati già coinvolti”. L’obiettivo resta quello di completare il percorso entro dicembre 2026.
Tuttavia, il confronto resta aperto sui numeri. Ad oggi, infatti, solo il 4,4% delle prestazioni prenotate tramite Cup arriva dal privato accreditato: poco più di 150mila su oltre 3 milioni e mezzo di prenotazioni complessive. Da una parte, la Regione interpreta questi dati come una fase iniziale del processo; dall’altra, le opposizioni li leggono come un segnale di adesione limitata da parte del privato.
Su questo punto si è concentrato l’intervento del Partito Democratico. Ieri, in conferenza stampa a Palazzo Pirelli, i consiglieri regionali di opposizione hanno sollevato criticità sul funzionamento del sistema nella fase attuale. “Solo il pubblico si sta caricando l’onere del nuovo sistema”, spiega Gian Mario Fragomeli. A partire da queste considerazioni, Carlo Borghetti ha rilanciato chiedendo un intervento più deciso da parte della Regione, anche sul piano delle regole. “Il privato lavora con i soldi dei lombardi, con i soldi dei cittadini lombardi e quindi se non rispetta questo criterio di adesione, a quel punto non si devono più trasferire queste risorse.”
Il tema resta quindi al centro del confronto politico in Lombardia, Secondo il cronoprogramma della Regione, nei prossimi mesi diverse strutture dovrebbero progressivamente entrare nel Cup, ma per alcune realtà, tra cui il San Raffaele di Milano, i tempi risultano già slittati rispetto alle scadenze iniziali, alimentando i timori di ulteriori ritardi nel completamento del sistema.


