“Rivolta a Como”, assenze più che raddoppiate a scuola e bus vuoti: è l’effetto delle fake news

La paura che si trasforma in psicosi e le minacce serie che si intrecciano alle fake news: è quanto sta succedendo nelle ultime ore a Como e a pagarne le conseguenze sono soprattutto gli studenti (e le loro famiglie). Sta diventando virale la chat che fa riferimento all’organizzazione di azioni violente nel capoluogo lariano e, tra un messaggio e l’altro, spuntano anche notizie false che alimentano il terrore. Tra questi appelli a stupri di gruppo a Como. Un allarme in realtà privo di fondamento, ma subito diventato virale sui social.

Tanto è bastato per scatenare una reazione a catena, con le ormai note chat di classe intasate di notifiche. Tra i genitori c’è chi ha prima aperto un sondaggio e poi ha deciso di non mandare la figlia a scuola. I bus erano praticamente vuoti ed è subito balzato all’occhio che non c’erano ragazze a bordo. Uno scenario del tutto inaspettato in quello che dovrebbe essere un normale martedì di lezioni. E poi ci sono madri e padri che hanno deciso di mandare comunque le figlie a scuola, ma le hanno accompagnate fino al cancello, evitando che prendessero i mezzi pubblici.

Assenze più che raddoppiate al Setificio di Como, dove era assente quasi uno studente ogni quattro, soprattutto ragazze. Mentre in media, normalmente, è meno di uno ogni dieci. Situazione analoga al liceo Ciceri, in pieno centro storico, dove – racconta una studentessa – “la scuola era mezza vuota”. Per avere un’idea: in una classe dell’istituto su 21 alunni, si sono presentati soltanto in 10. È successo lo stesso al Cias, l’istituto di formazione professionale in via Battisti, e in altre scuole della città.

Aule vuote e la colpa, come detto, è dei falsi allarmi. La paura è ormai esplosa, prima nelle chat e poi sui social, con audio su WhatsApp, storie ricondivise all’infinito e l’allarme che dilaga tra le famiglie. Una psicosi generale senza alcun riscontro con la realtà che ha impedito di distinguere il vero dal falso. E così a intervenire sono presidi e docenti, oltre alla consulta provinciale degli studenti, intervenuta per prima. “La maggior parte delle notizie sono fake news, esagerate ed esasperate dai social – fanno sapere – Non preoccupiamoci e atteniamoci solo ed esclusivamente alle comunicazioni ufficiali dei registri elettronici”.

Dal Cias precisano che la scuola rimane regolarmente aperta. “Continuare a formare – scrivono in un comunicato – non significa soltanto trasmettere competenze professionali, ma anche accompagnare gli studenti nella crescita personale, educandoli al rispetto degli altri e alla consapevolezza che ogni forma di violenza è inaccettabile”.

“Comprendo la preoccupazione – scrive Gaetana Filosa, preside del liceo Ciceri – Vi invito a non rilanciare informazioni non verificate. Eventuali minacce, messaggi o altri elementi che documentino l’intenzione di compiere atti violenti devono essere conservati e segnalati all’autorità giudiziaria. La sicurezza e la serenità degli studenti – assicura – sono la nostra priorità”.