Processo ai presunti finanziatori del terrorismo, in aula parla un infiltrato

Terrorismo islamico
An image grab taken from a propaganda video uploaded on June 11, 2014 by jihadist group the Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL) allegedly shows ISIL militants gathering at an undisclosed location in Iraq’s Nineveh province. Militants took control of the Iraqi city of Tikrit and freed hundreds of prisoners today, police said, the second provincial capital to fall in two days. AFP PHOTO / HO / ISIL-/AFP/Getty Images

Audizione protetta oggi in tribunale a Como di uno degli operatori che ha agito da infiltrato nell’ambito di un’inchiesta su presunti finanziatori del terrorismo islamico. In Corte d’Assise si è svolta oggi una nuova udienza del processo, a carico di 13 persone, accusate di aver contribuito alla raccolta di denaro utilizzato «per il compimento di condotte con finalità di terrorismo». Gli indagati avrebbero raccolto somme di denaro nel territorio del Triangolo Lariano e dell’Erbese, ma anche in altre aree d’Italia, in Svezia e in Ungheria, da inviare tra Libano e Siria per sostenere gruppi jihadisti. La mente del gruppo, per l’accusa era residente a Camerlata. Gli indagati avrebbero utilizzato un sistema finanziario abusivo fondato sulla fiducia tra le parti che permette una fitta rete di scambi e trasferimenti di contante da e per l’Italia con destinazioni svariate, tra le quali appunto quelle teatro di conflitti bellici.

Le indagini sono state condotte dai finanzieri del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma, lo Scico e hanno riguardato anche il traffico di migranti organizzato sulla rotta balcanica da alcuni siriani di Erba.