Porte Aperte, 1 cristiano su 7 perseguitato, 4800 uccisi in un anno

Record a 388 milioni

(ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO, 14 GEN – Un nuovo record negativo per la persecuzione anticristiana. Lo segnala il rapporto di Porte aperte diffuso oggi. Salgono da 380 a oltre 388 milioni nel mondo i cristiani che sperimentano un livello alto di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede. In pratica 1 cristiano su 7 vive in questa condizione. Tra i cristiani che soffrono la persecuzione, 201 milioni sono donne o bambine, mentre 110 milioni sono bambini e ragazzi sotto i 15 anni. Tra i circa 100 paesi monitorati "si conferma l’impressionante accelerazione degli ultimi 15 anni e salgono da 13 a 15 paesi con un livello estremo" di persecuzione anti-cristiana, sottolinea Porte Aperte. La Corea del Nord da 24 anni è stabile al 1° posto. I Paesi con un punteggio massimo nella violenza sono tutti africani (Nigeria, Sudan e Mali); secondo Porte Aperte "in Africa Subsahariana, violenza in aumento e governance fragili lasciano i cristiani esposti". E’ forte la pressione e, a parte i casi di vera e propria violenza, i cristiani sono spesso costretti a vivere nell’isolamento o nella clandestinità: "Cresce il fenomeno della Chiesa nascosta o underground, già presente in nazioni come Corea del Nord, Somalia, Yemen, Libia, Eritrea, Afghanistan, e ora tocca nazioni del Nord Africa come l’Algeria, oltre ad altre meno prevedibili come Maldive e Iran", si legge nel rapporto. Tornano ad aumentare le uccisioni di cristiani da 4.476 a 4.849: la Nigeria rimane epicentro di massacri con 3.490 vittime; sono in costante aumento le vittime di abusi, stupri e matrimoni forzati (da 3.944 a 5.202): "la punta di un iceberg difficile da misurare", commenta Porte Aperte. L’unico dato in miglioramento risulta essere quello degli attacchi alle chiese che diminuiscono: in un anno da 7.679 a 3.632. "In 33 anni di ricerca, registriamo un costante aumento della persecuzione anticristiana in termini assoluti. Il 2025 – dichiara il direttore di Porte Aperte, Cristian Nani – è di nuovo anno record dell’intolleranza: 1 cristiano su 7 patisce discriminazione o persecuzione a causa della sua fede: è cruciale tornare a parlare di libertà religiosa nel dibattito pubblico". "Porte Aperte chiede al governo di promuovere: la libertà religiosa come priorità diplomatica, integrandola nei negoziati commerciali; l’alfabetizzazione religiosa dei propri funzionari a vari livelli; la collaborazione con attori religiosi locali, soprattutto in aree sensibili come il Sahel, per garantire equità nella distribuzione degli aiuti, prevenendo discriminazioni". (ANSA).

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