Nuovo colpo di scena nella battaglia per i ciliegi di via XX Settembre: il Comune di Como porta la Soprintendenza davanti al Tar, il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia. Con una determina del settore Opere pubbliche, Palazzo Cernezzi annuncia di voler impugnare il parere con cui la Soprintendenza, a inizio febbraio, aveva fermato il taglio degli storici alberi programmato dall’amministrazione. Una decisione che aveva bloccato tutto e che si pensava avesse messo la parola fine al lungo braccio di ferro tra il Comune e i cittadini, che avevano organizzato diverse manifestazioni ed erano scesi in strada – letteralmente – per proteggere le piante ed evitarne l’abbattimento e la sostituzione con i peri.
La contesa legale sul vincolo storico
Invece no, la contesa non è ancora finita e ora si passerà alle vie legali. Per procedere, Palazzo Cernezzi ha incaricato l’avvocatura comunale, a cui sarà conferita formale procura da parte del sindaco. Con la nota ufficiale dello scorso febbraio, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio aveva riconosciuto il valore storico, paesaggistico, identitario e relazionale dei ciliegi di via XX Settembre, piantati per la prima volta nel 1947 come simbolo di rinascita dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale. Il viale al centro delle polemiche, dunque, è diventato vincolato, come stabilito dalla stessa Soprintendenza.
Le reazioni
E ora, con l’avvicinarsi della primavera, mentre sui ciliegi spuntano le prime gemme e i primi fiori, si apre un nuovo capitolo sulla vicenda. Sulla decisione del sindaco Alessandro Rapinese di portare anche la Soprintendenza davanti al Tar è arrivata immediata la replica del consigliere regionale di Forza Italia, il comasco Sergio Gaddi, fin dall’inizio al fianco dei cittadini nella difesa dei ciliegi.
“Rapinese ha sempre dichiarato come la Soprintendenza fosse una sorta di Bibbia – dice Gaddi – Il problema è che quando dice pareri che a lui non piacciono, viene trascinata in tribunale. Io credo che sia un comportamento capriccioso assolutamente inaccettabile. Ancora una volta saranno i cittadini a pagare questo ennesimo ricorso”.
In serata sono arrivate anche le reazioni del comitato per la difesa dei ciliegi e dell’associazione Nova Como.
“Una vicenda del tutto surreale. – dichiara Giorgia Merlini, referente del Comitato – Il sindaco Rapinese prima rifiuta il confronto con la Soprintendenza, poi ha il coraggio di accusare noi residenti per lo spreco di 8mila euro per la messa in vivaio dei peri, dimenticando che l’intera bagarre nasce da un progetto da 137mila per abbattere alberi sani. E come se non bastasse, ecco la ciliegina sulla torta: ulteriori spese per un ricorso che è frutto della sua fissazione personale. Un comportamento indegno da parte di un rappresentante dei cittadini”.
“Rapinese riapre una vicenda ormai chiusa trascinando lo Stato in tribunale per la sua personale battaglia contro ciliegi e cittadini. – interviene Teresa Minniti, vicepresidente dell’Associazione Nova Como – Nel frattempo, tace sulle centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici spesi per le innumerevoli cause legali che puntualmente perde. Fondi che avrebbero potuto essere impiegati anche per affrontare il degrado del verde urbano, magari piantando i suoi adorati peri nelle centinaia di aiuole vuote sparse per la città”.


