(ANSA) – COSENZA, 27 LUG – "Mio figlio non si è lanciato da solo, lo hanno lasciato saltare davanti ai miei occhi e poi lo hanno calpestato mentre moriva". A dirlo Nabila, madre di Mohamed Amin Bessioud, il 25enne deceduto nei giorni scorsi a Cosenza dopo essere precipitato dal terzo piano della sua abitazione durante un controllo dei carabinieri. La donna, ricostruendo i momenti della tragedia, ha parlato di intimidazioni e un tentativo di prelevamento forzato ai suoi danni per un ricovero psichiatrico, al fine di screditarla in quanto unica testimone oculare dei fatti. La madre del giovane ha parlato davanti al palazzo in cui abita e sotto il quale si sono radunate circa 300 persone per una manifestazione di solidarietà promossa dai collettivi cittadini per chiedere verità e giustizia sulla morte di Mohamed. Al presidio è presente anche il vescovo di Cosenza, monsignor Giovanni Checchinato, insieme ad diversi esponenti della politica locale. La donna — che ha ricordato il percorso universitario e sportivo del figlio tra l’Italia e la Francia e i suoi passati problemi giudiziari dai quali stava cercando di uscire — ha detto di non riporre più fiducia nelle istituzioni e di chiedere giustizia, denunciando un clima di pressione e presunti soprusi subiti dalla famiglia all’interno delle mura domestiche. (ANSA).
25enne morto a Cosenza, madre ‘lo hanno lasciato saltare nel vuoto’




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