Negozi che chiudono, in sei anni sul Lario spariti 289 bar. La proposta di legge di Confesercenti

Insegne che si spengono, luoghi di aggregazione che spariscono, perdita di posti di lavoro. C’è tutto questo dietro alla chiusura di un negozio. Serrande che si abbassano anche in una realtà turistica come quella lariana. Sono i freddi numeri a fotografare la situazione comasca. Confesercenti stringe l’obiettivo sui bar.

In provincia nel 2019 erano 1.552 quelli iscritti in Camera di Commercio, scesi a 1.263 nel 2025, 289 in meno, una diminuzione del 18,6%, per una perdita di ricchezza quantificata in 87 milioni di euro. Il fenomeno colpisce anche il capoluogo: nel 2019 i bar erano 379, 302 l’anno scorso, una perdita secca di 77 attività, -20,3%, che comporta una minore ricchezza prodotta pari a 23 milioni di euro.

“La desertificazione commerciale avanza – commenta il presidente della Fiepet (Federazione italiana pubblici esercizi di Confesercenti) di Como, lo chef Davide Lacchini – e colpisce anche i bar e il settore della ristorazione, persino in una città turistica come Como. Lanciamo a tutti gli esercenti e a tutti i cittadini un appello per venire nelle nostre sedi di Como, Cantù, Lomazzo e Mozzate per sottoscrivere la proposta di legge che vuole istituire delle Zone Economiche Speciali (Zes) per avere – conclude – una fiscalità ridotta dedicata a negozi, ambulanti, bar ed erogatori di servizi di prossimità”.

La proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti si intitola “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. Oltre alle Zes prevede sgravi contributivi e semplificazioni burocratiche per le imprese del territorio. Il testo è stato depositato alla Corte di Cassazione e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dando il via alla raccolta delle 50.000 firme necessarie per l’approdo in Parlamento.