“Toni disgustosi, affermazioni offensive e false”.
Durissima replica delle televisioni a un articolo pubblicato sull’edizione odierna di Repubblica. Una lettera firmata da oltre trenta emittenti televisive locali, le principali del settore, da Nord a Sud, isole comprese.
All’origine della vicenda i 20 milioni di euro contesi tra le emittenti e la carta stampata. O meglio, per dirla con le parole delle televisioni, “il blitz della nota lobby della carta stampata per sottrarre all’informazione radiotelevisiva locale 20 milioni all’anno per ognuno dei prossimi tre anni”.
“Soldi ai signori delle televendite”, titola Repubblica. E se il titolo sembra già poco generoso, i contenuti dell’articolo sono ancora più pesanti. “Sul piatto ci sono soldi pubblici che andrebbero ad alimentare realtà fatte di telegiornali a rullo, programmi allergici agli ascolti e soprattutto tante, tantissime televendite”, scrive il quotidiano, che nel resto dell’articolo rincara la dose senza risparmiare i duemila giornalisti delle tv private locali.
Toni che gli editori televisivi non digeriscono e rispediscono al mittente. Parlano di “affermazioni false e lesive contenute nell’articolo”, per le quali si dovrà rispondere “in sede civile e penale”, “particolarmente offensive per le migliaia di ottimi giornalisti e dipendenti insultati da un collega. Tutti perfettamente in regola da ogni punto di vista”.
Quindi, dalle emittenti arriva una stoccata sul tema del pubblico: “Le radio e le televisioni che garantiscono il pluralismo dell’informazione in Italia hanno a disposizione solo la propria voce, la propria libertà e la credibilità conquistata nel proprio territorio. Noi non abbiamo i quattrini delle lobby di Gedi. Noi ci accontentiamo di avere 1000 spettatori per ogni copia venduta di un quotidiano come Repubblica – continuano le televisioni locali – che si permette di pubblicare un articolo capzioso come quello odierno, omettendo volutamente di ricordare che i contributi statali vengono riconosciuti, per legge, solo ed esclusivamente a quelle emittenti locali, che rinunciano ad ore di televendite e che producono e trasmettono ore ed ore quotidiane di informazione locale, per sostenere il loro ruolo di pubblica utilità che non solo il legislatore, ma recentemente anche la Corte Costituzionale ha riconosciuto”. Firmato: trentuno televisioni. Tra le quali, EspansioneTV.





