Mercato del lavoro a Como e provincia. Nel 2025 offerte di lavoro stabili nelle imprese comasche. Una sostanziale stabilità, quindi, rispetto al 2024, anche se sul Lario si registra un lieve calo delle assunzioni, minore però rispetto alla media regionale e nazionale.
Il quadro del 2025
È quanto emerge dai dati Excelsior 2025 realizzati da Unioncamere in accordo con Anpal, l’Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro, e diffusi dalla Uil del Lario. Ancora una volta, purtroppo, i dati confermano che il contratto a tempo indeterminato è quello meno favorito dalle aziende (21,4% dei casi nel Comasco, leggermente inferiore rispetto alla media regionale, che sale al 23,8%, ma più alto rispetto allo scenario nazionale, che si ferma al 17,4%). A Como e provincia ad assumere sono in particolare i settori legati al turismo, come i servizi di alloggio e ristorazione. Seguono servizi alle persone e commercio al dettaglio, all’ingrosso e riparazione di autoveicoli e motocicli.
Resta il problema della carenza di personale e, in particolare, della difficoltà di reperimento, che – nel Comasco – rimane più alta sia della media regionale sia di quella nazionale, nonostante nel 2025 sia diminuita rispetto ai dati del 2024. Un calo minimo, va precisato, passando dal 55 al 52%. A Como e provincia mancano candidati soprattutto nel settore delle costruzioni, seguono i servizi alla persona, l’industria tessile e l’abbigliamento. C’è poi un’altra piaga che si fatica a risolvere: sebbene Como abbia una migliore media rispetto quella regionale e nazionale sulla ricerca di personale femminile, il genere rappresenterebbe ancora una soglia di sbarramento all’ingresso nel mercato del lavoro.
Mercato del lavoro a Como e provincia, Esposito (Uil Lario): “Manca attrattività”
“Il mercato del lavoro comasco – dichiara Dario Esposito, coordinatore della Uil del Lario – è colpito da una crisi strutturale di attrattività. Il lieve calo delle assunzioni, inferiore alle medie regionale e nazionale, convive con una difficoltà di reperimento del personale tra le più elevate” d’Italia. “In un’area di confine –aggiunge il sindacalistica – che è fortemente esposta alla concorrenza del mercato del lavoro svizzero, salari, costo della vita, accesso alla casa, servizi e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro incidono direttamente sulla capacità del sistema produttivo di trattenere persone e competenze. Ignorare questi fattori significa accettare una progressiva dispersione di capitale umano e una fragilità crescente del tessuto economico locale”.
Le proposte della Uil del Lario sono chiare: dalla formazione continua all’ipotesi di una Zona Economica Speciale di confine, fino alla contrattazione di secondo livello, che si legge in una nota ufficiale, “per il mercato del lavoro comasco non è solo un elemento auspicabile, ma una leva essenziale di tenuta del sistema produttivo, per contrastare la dispersione di competenze verso l’estero e per valorizzare e trattenere professionalità consolidate”.





