L’Ovovia di Trieste è ‘appesa a un filo’, progetto nelle mani di Tar e CdS

Servizio del Venerdì sul controverso e costoso progetto

(ANSA) – TRIESTE, 30 GEN – "L’ovovia di Trieste è appesa a un filo". Titola così un servizio del Venerdì di Repubblica sul progetto del Comune di Trieste che, dopo anni di battaglie politiche, legali e sociali, sembra avviato a un lento declino con ingenti spese tuttavia da sostenere. Il magazine sottolinea che il destino del progetto è nelle mani del Consiglio di Stato e del Tar del Lazio, che dovranno decidere in merito ai ricorsi presentati contro l’opera. La proposta dell’ovovia risale al 2020, è un tracciato lungo 4 chilometri che, inerpicandosi lungo il costone del Carso, dovrebbe portare 20mila passeggeri al giorno dalla città, in basso, sull’altopiano fino a un santuario. Il Comune aveva previsto nel 2021 di accedere ai fondi del Pnrr per 48 milioni sui 62 necessari, ma nell’estate 2024 il progetto non viene accolto. Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini si fa allora garante per 48 milioni ma intanto prende forza il comitato No Ovovia, che contesta il progetto per i costi di gestione (3,5 milioni annui a carico del Comune) e per i danni ambientali e cominciano i ricorsi all’autorità giudiziaria. Tra questi, i due che il Tar Fvg accoglie, bocciando la Valutazione ambientale strategica (Vas) e quella di incidenza (Vinca): l’iter è bloccato. Tuttavia, il Comune è andato avanti e nel 2023 ha assegnato l’appalto alla società Leitner. E se l’opera non dovesse essere realizzata, comunque alla Leitner – secondo il No Ovovia – dovranno essere pagati 6 milioni di euro, di cui 5 per il mancato appalto, scrive il magazine. Intanto, il Comune ha annunciato appello al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar Fvg. (ANSA).

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