Tassa sulla salute, mozione urgente in Regione. Orsenigo e Astuti (Pd): “La Svizzera rischia di tagliare i ristorni”

Tassa sulla salute e ristorni, sale la tensione tra Italia e Svizzera. Soltanto la scorsa settimana i vertici dei quattro principali partiti del centrodestra ticinese avevano depositato una mozione per chiedere al Governo cantonale di sospendere i ristorni verso l’Italia, un’entrata importante per i Comuni di confine. Il rischio che la Svizzera decurti l’importo dei ristorni da versare all’Italia diventa ora tema di cui discutere anche in Regione. Per questo Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, consiglieri regionali del Partito Democratico, hanno depositato una mozione urgente per la seduta del consiglio regionale di martedì. Al centro, appunto, ristorni e tassa sulla salute.

Tassa sulla salute e ristorni, mozione urgente di Orsenigo e Astuti

“Chiediamo al presidente Fontana e alla sua giunta l’impegno a non procedere alla redazione del decreto attuativo e alla conseguente riscossione della tassa sulla salute e ad attivarsi immediatamente con il Governo affinché venga sospeso totalmente il riversamento all’Italia della quota dell’imposta alla fonte prelevata ai frontalieri”. A dirlo sono i consiglieri dem, Orsenigo e Astuti. “Vogliamo tutelare i nostri lavoratori e i Comuni della fascia di frontiera – aggiungono – ma riteniamo importantissimi anche i buoni rapporti con la Svizzera e il Cantone di lingua italiana”.

“L’Italia – ricordano Orsenigo e Astuti – ha recentemente introdotto nella Finanziaria 2024 le norme che concretizzano il nuovo prelievo, formalmente presentato come contributo, ma che deve essere considerato a tutti gli effetti un’imposta. Prelievo che colpisce i vecchi frontalieri, ossia coloro che, secondo l’accordo in vigore, sono imponibili esclusivamente in Svizzera. Ecco perché l’introduzione, da parte del Governo italiano, di un’imposta ulteriore sul reddito di questi lavoratori costituisce una violazione diretta e sostanziale dell’accordo”, sottolineano ancora i due consiglieri regionali.

“La natura di imposta – spiegano – è resa evidente dal fatto che è prelevata dallo Stato italiano su tutti i vecchi frontalieri, è calcolata sul reddito da lavoro frontaliero già tassato alla fonte in Svizzera e non è parametrata a servizi individuali realmente forniti, ma ha carattere generale, tipico dell’imposizione tributaria. Vi è il serio rischio – aggiungono – che il Canton Ticino e la Confederazione svizzera possano decurtare l’importo dei ristorni da versare all’Italia in misura equivalente all’imposta sanitaria prelevata illegittimamente ai frontalieri”. Poi il confronto con Regione Piemonte, che – ricordano Orsenigo e Astuti – “è dello stesso colore politico della Lombardia e ha più volte dichiarato di non voler procedere con il decreto attuativo e la riscossione della tassa, pur dovendo confrontarsi con una legge nazionale che la imporrebbe”. La giunta lombarda, invece, “ha rinviato la definizione operativa ai prossimi mesi”. L’auspicio, concludono, è che “la maggioranza trovi urgente discutere di questi temi. Riguardano 80mila famiglie lombarde, non bazzecole. E molti Comuni della fascia di confine, amministrati sia dal centrosinistra sia dal centrodestra, che se non ricevono i ristorni finiscono in ginocchio”.

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