Oggi è una giornata di festa nel reparto di Neonatologia e nella Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Sant’Anna: una bimba nata nel mese di novembre a un’età gestazionale di 23 settimane – al limite della sopravvivenza – e con un peso di appena 600 grammi, dopo quattro mesi di cure è stata dimessa e ha potuto finalmente andare a casa con la sua famiglia. La piccola ha lasciato l’ospedale senza esiti clinici, dopo un lungo percorso di assistenza intensiva e di progressiva crescita, avendo raggiunto le 40 settimane post concezionali, i 119 giorni di vita e il peso di oltre 3 chili. Si tratta di uno dei casi più delicati affrontati negli ultimi mesi dall’équipe del reparto.
“Le dimissioni di un bambino così prematuro sono sempre un momento molto speciale per tutto il reparto – racconta Roberta Barachetti, responsabile della Terapia Intensiva Neonatale -. Quando un neonato nasce con un peso così basso e un’età gestazionale così precoce sappiamo che il percorso sarà lungo e complesso”.
Dal punto di vista scientifico, i bambini come quella dimessa oggi, definiti “bambini piuma”, appartengono alla categoria degli estremamente prematuri, nati prima della 28ª settimana di gestazione. Ogni giorno di vita rappresenta una conquista: alla nascita molti organi non hanno ancora completato il loro sviluppo, in particolare polmoni, cervello, apparato cardiovascolare e sistema immunitario. Per questo necessitano di cure altamente specialistiche.
“Nei bambini nati a un’età gestazionale così precoce – spiega Mario Barbarini, primario della Neonatologia del Sant’Anna – il percorso di cura si articola in diverse fasi molto delicate. Con il passare delle settimane il lavoro dell’équipe si concentra sempre più sull’autonomia del bambino. Quando gli obiettivi vengono raggiunti e i parametri clinici sono stabili, possiamo finalmente accompagnare il bambino verso il rientro a casa”.
In questo caso, il decorso clinico è stato particolarmente favorevole e durante la degenza non si sono verificate complicanze maggiori. La bambina ha potuto quindi crescere progressivamente, maturare dal punto di vista respiratorio e alimentare e raggiungere le condizioni necessarie per il rientro a casa. “Ho potuto apprezzare in particolare i benefici della marsupioterapia – spiega la mamma, Alessia – imparando sempre meglio come tenerla appoggiata su di me e sentendo da subito quanto questo contatto fosse importante per lei”. “È stato un percorso lungo e delicato – aggiunge Mattia, il papà – soprattutto nelle prime settimane, quando la preoccupazione era tanta. Con il passare del tempo e grazie alle cure di tutti, la tensione ha lasciato spazio alla gioia. Non smetteremo mai di ringraziare i medici e gli infermieri, in questi mesi difficili sono stati come una seconda famiglia per noi”.


