Truffe agli anziani con “chiamate shock”, due arresti in Ticino

Polizia Cantonale 1

La Polizia cantonale ha portato a termine un’importante operazione contro il fenomeno dei raggiri ai danni della popolazione più vulnerabile. Due cittadini polacchi, rispettivamente di 50 e 38 anni, sono finiti in manette con l’accusa di aver orchestrato una serie di truffe in Canton Ticino. I due uomini sono sospettati di aver agito nella stessa giornata nelle zone di Chiasso e Biasca, utilizzando una tecnica manipolatoria particolarmente aggressiva conosciuta come “chiamata shock“.

Il meccanismo della truffa e la pressione psicologica

Il modo di operare scelto dai due fermati ricalca fedelmente uno schema già visto in passato, che le autorità hanno segnalato più volte per via delle sue numerose varianti. In questo caso specifico, i truffatori si sono presentati telefonicamente alle loro vittime spacciandosi per professionisti attivi in campo medico.

Durante la conversazione, gli autori del reato hanno richiesto con estrema insistenza somme di denaro molto importanti. La scusa utilizzata per giustificare la richiesta era la necessità urgente di coprire le cure mediche per un parente stretto, descritto come affetto da una malattia improvvisa e gravissima. Per convincere gli anziani a collaborare, i malviventi hanno fatto leva sul fattore tempo: sostenevano che, vista la serietà della situazione, restassero solo poche ore per agire. Questa pressione costante ha indotto le vittime a consegnare tutto il denaro contante e i beni di valore che avevano in casa, tra cui diverse migliaia di franchi e vari oggetti preziosi.

L’intervento della Polizia e il fermo a San Vittore

Il successo dell’operazione è stato possibile grazie alla prontezza dei familiari delle vittime, che hanno immediatamente allertato la Centrale comune d’allarme. Questo passaggio fondamentale ha permesso di avviare subito gli accertamenti e di attivare le pattuglie presenti sul territorio.

Grazie alla tempestività delle comunicazioni, le forze dell’ordine sono riuscite a intercettare i due cittadini polacchi mentre tentavano di fuggire verso Nord. Il fermo è avvenuto in territorio di San Vittore. Un elemento cruciale dell’intervento è stato il recupero integrale della refurtiva, che è stata sottratta ai truffatori e messa in sicurezza dagli agenti.

Le indagini e l’ipotesi di un’organizzazione strutturata

Le indagini portate avanti negli ultimi mesi non si fermano ai soli episodi di Chiasso e Biasca. Gli inquirenti ritengono infatti che il 38enne e il 50enne possano essere coinvolti in altri casi simili avvenuti recentemente in Ticino. Gli indizi raccolti suggeriscono che i due non abbiano agito da soli, ma che facciano parte di un gruppo criminale più ampio e strutturato.

L’ipotesi di reato formulata nei loro confronti è di ripetuta truffa. Nel frattempo, il Giudice dei provvedimenti coercitivi ha confermato la misura restrittiva della libertà per entrambi gli indagati. L’intera inchiesta è coordinata dalla Procuratrice pubblica Valentina Tuoni, che continuerà a lavorare per definire l’esatta estensione dell’attività criminale della banda.