I rifornimenti sono arrivati ma il governo già pensa a nuove strette. Dopo Pasqua i distributori comaschi rimasti a secco hanno ripreso a erogare carburante e la situazione sul territorio sta lentamente tornando alla normalità. A svuotare le scorte nei giorni scorsi erano stati soprattutto i turisti in visita sul lago per le festività, attratti anche dal taglio delle accise che ha reso i prezzi italiani decisamente più convenienti rispetto a quelli praticati oltre confine, in particolare in Svizzera.
La crisi internazionale è però tutt’altro che risolta. Lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, resta chiuso a causa del conflitto in Medio Oriente e senza una riapertura rapida le conseguenze per l’Italia potrebbero farsi sentire già a maggio. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ammesso che il rischio di restare senza forniture energetiche sufficienti è concreto e che i margini di manovra sono limitati. Gli effetti si vedono già nel trasporto aereo, dove il costo del cherosene è schizzato alle stelle e alcune compagnie hanno iniziato a cancellare voli o a ridurre le tratte. Il primo problema per le famiglie riguarderà il gas, le cui scorte potrebbero iniziare a scarseggiare, e subito dopo potrebbe arrivare il razionamento dei carburanti.
Se la situazione dovesse peggiorare, gli italiani potrebbero trovarsi a fare i conti con una serie di restrizioni che ricordano quelle degli anni Settanta. Il governo sta valutando limiti all’uso dei condizionatori durante l’estate e dei termosifoni il prossimo inverno, oltre alla riduzione dell’illuminazione pubblica nelle città. Sul fronte della mobilità si parla di targhe alterne, ovvero la possibilità di circolare solo a giorni alterni in base al numero di targa, e di smart working obbligatorio per i dipendenti pubblici così da ridurre gli spostamenti.


