Il brigadiere Antonio Milia era totalmente incapace di intendere e volere quando, il 27 ottobre del 2022, in caserma ad Asso ha ucciso il comandante Doriano Furceri, 58 anni. La sentenza di non luogo a procedere emessa dal Tribunale di Verona, è stata confermata nel dicembre scorso dalla Corte di Appello militare di Roma. Scaduti i termini per eventuali ricorsi senza che siano stati depositati atti di questo tipo, la decisione diventa dunque definitiva.
“La sentenza del tribunale di Verona confermata in Appello a Roma diventa definitiva – conferma l’avvocato difensore di Milia Roberto Melchiorre – Come abbiamo sostenuto dal primo istante, il brigadiere Milia era totalmente incapace di intendere e volere per un vizio di mente quando ha sparato in caserma, aveva una malattia che precludeva la sua capacità di intendere e volere”.
Chiuso questo capitolo, resta aperta la vicenda giudiziaria legata alle eventuali responsabilità della commissione medica che ha giudicato Antonio Milia guarito dalla patologia psichiatrica e idoneo a riprendere servizio e avere l’arma d’ordinanza. “L’indagine procede e in questo caso fa capo alla procura di Como – conferma Melchiorre – Depositeremo a breve i nostri atti per far valere le ragioni di Milia. Il brigadiere a nostro avviso è parte lesa in questo caso perché quelle che secondo noi si configurano come gravi errori e omissioni della commissione medica hanno causato danni anche allo stesso Milia e ai suoi familiari”.
Milia attualmente è ospite in una struttura sanitaria in cui viene curato ed è in libertà vigilata. “E’ una misura di sicurezza per una persona malata – conclude Melchiorre – Ora confidiamo in questa nuova fase delle indagini. Il nostro auspicio è che qualcosa possa cambiare e che ci sia un intervento del legislatore su questo tipo di regolamentazioni delle forze dell’ordine perché vengano davvero scongiurate situazioni di questo tipo”.
Omicidio in caserma ad Asso, sentenza definitiva. Milia era incapace di intendere e volere



