Poco meno di 20mila visitatori e 155mila euro d’incasso derivante dalla vendita dei biglietti. Con questi numeri si è chiusa a fine settembre la mostra “TURNER. L’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano” punta di diamante degli eventi culturali dell’amministrazione comunale, costata a Palazzo Cernezzi circa 685 mila euro. “Un buco da mezzo milione” sottolinea Forza Italia. “Lo avevamo messo in conto come avviene per altri eventi che danno comunque prestigio alla città” si difende il sindaco Alessandro Rapinese che ricorda come l’esposizione sia stata finanziata dalla tassa di soggiorno.
I capolavori del maestro romantico – arrivati sul Lario grazie ad un accordo con la britannica Tate Gallery – sono stati esposti per quattro mesi, dallo scorso 29 maggio, tra Broletto, Pinacoteca Civica e San Pietro in Atrio.
I proventi derivanti dai 19.983 ticket d’ingresso ammontano esattamente a 154.890 euro, cifra messa nero su bianco in una determina del settore Cultura e pubblicata all’albo pretorio. In media un incasso di poco meno di 1.300 euro al giorno.
Biglietti, ribattezzati “Tate pass”, che, vale la pena ricordarlo, erano stati raddoppiati dalla giunta rispetto alle normali tariffe in vigore nei musei civici, ed erano passati da 6 a 12 euro per l’intero, da 4 a 8 euro per il ridotto. L’aumento dei prezzi era stato motivato dall’”unicità del progetto”.
I dati dei ricavi fin qui contabilizzati portano inevitabilmente a ricordare anche i costi della mostra che sono arrivati a sfiorare i 700mila euro. Il consiglio comunale in una variazione di bilancio aveva riconosciuto la somma aggiuntiva di 235mila euro per una serie di ulteriori spese emerse in corso d’opera: tra adeguamenti degli spazi, sicurezza, trasporto delle opere, costi di comunicazione. E quindi dagli iniziali 450mila euro si è arrivati ai successivi 685mila.
Numeri che non sfuggono alle opposizioni, in prima linea Forza Italia, partito dell’ex assessore alla Cultura e ideatore delle grandi mostre di Villa Olmo, Sergio Gaddi. “Ci troviamo davanti a un buco finanziario di oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici, polverizzati per quello che la giunta sbandierava come il ‘fiore all’occhiello’ della programmazione” dice il segretario cittadino, Davide Gervasoni che parla di “fallimento gestionale, economico e politico senza precedenti”. “Avevamo messo in conto di non avere una copertura totale e per questo avevamo già accantonato delle somme – replica Rapinese -. Chiunque al mondo farebbe carte false per una collaborazione con la Tate Gallery e se qualcuno vuole che si interrompa basta che lo dica in consiglio comunale”. “E comunque – conclude – quest’anno ci eravamo dati un totale di 400mila euro di raccolta complessiva tra mostra e musei civici e siamo già oltre perché agli introiti di Turner aggiungiamo i 290mila fin qui totalizzati dai soli musei. Quando avremo di nuovo Villa Olmo a disposizione questa collaborazione darà il meglio di sè”.


