I Graffiti della Liberazione, il 25 Aprile sui muri di Venezia

Il Garibaldi e WL'Italia Libera scritti a lapis da antifascisti

(ANSA) – VENEZIA, 22 APR – Riemergono come cicatrici nei muri di Venezia, vecchi di ottant’anni, i graffiti della Liberazione, incisioni di quel 25 aprile 1945 che, con l’insurrezione popolare, vide il Paese affrancarsi dal nazifascismo. Un ricordo che è andato affievolendosi nella tradizione orale: sono pochi gli ultraottantenni, bambini di allora, che conservano le memorie di quei giorni, insufficienti a ricomporre una visione storica. Eppure, nelle calli e sui ponti di Venezia quei segni ci sono ancora: sono incisioni sulla pietra o scritte a matita (molte tuttavia sono state cancellate dalla pioggia). Ai ‘Graffiti Resistenti, occupazione nazifascista, Liberazione e lotta politica testimoniati dalle pietre di Venezia’ dedicano una pubblicazione lo scrittore Alberto Toso Fei e la storica Desi Marangon. Due delle scritte della Liberazione si trovano nel chiostro del convento del cimitero di San Michele: in una delle arcate si può scorgere un ‘W l’Italia Libera’ scritto a lapis da un anonimo, che ha però messo la data 28 aprile 1945, il giorno della liberazione di Venezia. A San Michele si trovavano gli sfollati del bombardamento alleato del 21 marzo. L’autore di ‘W l’Italia libera’ potrebbe essere quello stesso ‘Rocco Pavone’ che firmò, invece, a matita grassa, un’altra scritta sempre su una volta del convento, "Rifugiato incursione aerea’ – intendendo più probabilmente ‘sfollato’ ndr. – Incisioni dalla Liberazione, ma anche simboli del dominio nazifascista: in campo San Francesco della vigna, è così visibile l’incisione in un masso di trachite di un "fascio littorio", forse ammonimento ad alcuni ‘resistenti’ che abitavano lì vicino; in Calla Rener, invece, sopra il numero civico 3433, si scorge "Platkommandantur’, indicazione per la sede del comando germanico, attuale Museo Correr. (ANSA).

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