(ANSA) – ROMA, 21 MAR – "Il blocco dello stretto di Hormuz minaccia la filiera farmaceutica mondiale: paracetamolo, antibiotici, antidiabetici, ma anche farmaci oncologici dipendono da precursori petrolchimici che vengono prodotti e transitano per quello stretto. Le scorte reggono ancora due o tre mesi, se il conflitto si prolunga, la crisi può diventare strutturale". Lo ha detto Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale, spiegando che queste sarebbero le conseguenze sul Sistema Sanitario Nazionale se la guerra nel Golfo Persico continuasse per settimane o mesi, allargandosi ad altri Paesi, con il rischio che il prezzo del petrolio arrivi fino a 200 dollari al barile. "Impatti molto concreti – aggiunge – si avrebbero sull’energia: ospedali e strutture sanitarie sono energivore (sale operatorie, rianimazioni, diagnostica); trasporti sanitari: ambulanze, logistica farmaci, emergenza-urgenza; filiera farmaceutica e dispositivi: molti materiali derivano da petrolio (plastiche, packaging, reagenti). Con un’inflazione alta aumentano i costi di acquisto (farmaci, dispositivi, servizi esternalizzati), cresce la pressione per adeguamenti salariali del personale sanitario e si riduce il potere d’acquisto dei finanziamenti pubblici già stanziati. Il Fondo Sanitario Nazionale, se non adeguato rapidamente, diventa insufficiente in termini reali". (ANSA).
Pregliasco, con guerra rischio approvvigionamento sostanze base farmaci




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