Frontalieri in Svizzera, +30% in dieci anni: gli stipendi d’oro continuano a fare gola agli italiani

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Frontalieri italiani in Svizzera, una forza lavoro che resta essenziale per la vicina Confederazione Elvetica. Lo dicono i numeri. Gli stipendi d’oro continuano a fare gola ai lavoratori italiani, lombardi in particolare. Le cifre lasciano poco spazio ai dubbi: in dieci anni il numero di lavoratori provenienti dall’Italia è aumentato di oltre 20mila unità, superando il 30%. Dai 70.158 frontalieri registrati a inizi 2015 si è arrivati a oltre 91.200 nell’ultimo trimestre del 2025.

La maggior parte dei lavoratori italiani diretti in Svizzera lavora in Ticino, per una questione di vicinanza, dove nell’ultimo trimestre del 2025 si contavano oltre 78mila lavoratori frontalieri, con un incremento superiore al 20% in dieci anni. Ma in un decennio aumentano anche i lavoratori stranieri diretti in altri cantoni, soprattutto Grigioni e Vallese. Stando all’ultimo dato disponibile, la maggior parte dei pendolari d’oltreconfine risiede – come detto – in Lombardia. Nel 2025 erano oltre 68mila i lavoratori frontalieri attivi in Canton Ticino, a cui si aggiungono altri 6.600 impiegati in altri cantoni svizzeri. Seguono i frontalieri provenienti dal Piemonte, in particolare dal Verbano-Cusio-Ossola, fermi a poco più di 8600, con un netto distacco rispetto a quelli lombardi. E, anche in questo caso, la maggior parte è impiegata in Ticino.

Spazio poi al dettaglio delle province. La maggior parte dei lavoratori con permesso G occupati nella vicina Svizzera arriva dalla provincia di Como e Varese. Fin qui nulla di sorprendente, verrebbe da dire, considerando che le due province distano soltanto una manciata di chilometri dalla dogana. Ma a colpire è soprattutto il balzo dei lavoratori provenienti dalla provincia di Monza e Brianza, quasi raddoppiati in dieci anni, registrando un incremento che supera addirittura il 77%.