Attentato alla Seajewel: i periti, congegni al tritolo temporizzati

Due mine Limpet di fabbricazione militare collocate fino a 9 giorni prima

– GENOVA, 17 APR – Sono stati due ordigni al tritolo di fabbricazione militare collocati con magneti temporizzati sullo scafo a causare lo squarcio della petroliera Seajewel, avvenuto nella notte di san Valentino di un anno fa. Lo scrivono i superperiti della Procura di Genova nella consulenza tecnica appena depositata sul tavolo della pm Monica Abbatecola che coordina le indagini sull’attentato terroristico. In base a quanto emerge dalla perizia "l’effetto dirompente" delle due esplosioni è stato in parte attutito dal doppio scafo della petroliera che ha evitato il disastro ambientale che avrebbe causato lo sversamento di migliaia di tonnellate di greggio nel mare davanti al porto di Savona. l consulenti della procura (il capo ufficio del Nucleo Regionale Artificieri Liguria Federico Canfarini e l’ingegnere navale Alfredo Lo Noce), che erano stati in missione nel porto del Pireo per esaminare la nave portata in secco, non hanno avuto tuttavia a disposizione "sufficienti elementi per indicare la provenienza degli ordigni". Quel che è stato accertato è che gli ordigni, tecnicamente delle mine "a patella’ (Limpet) sono state collocate a "a nave ferma" scrivono i periti con un temporizzatore di tipo meccanico posto sui magneti "che consente di regolarne l’innesco in un arco di tempo fino a 7 o 9 giorni da quando viene attivato". Quindi molto probabilmente gli attentatori hanno agito in un porto precedente a quello dove è avvenuta l’esplosione. L’inchiesta della Dda di Genova resta al momento contro ignoti. L’ipotesi più accreditata è quella di un attentato contro la cosiddetta flotta fantasma russa, anche se le indagini chimiche sul petrolio caricato sulla nave hanno accertato che non era russo. L’armatore della Seajewel è la società greca Thenemaris, lo stesso della Seacharm, che aveva subito un attentato un mese prima della gemella al largo della Turchia.

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