Anziani maltrattati a Dizzasco, i motivi delle condanne. “Regime incompatibile con la dignità”

Un regime di vita “incompatibile con la dignità della persona” ma anche “lesivo dell’integrità psico-fisica dei pazienti, soggetti già vulnerabili per età, fragilità e totale dipendenza dagli operatori”. E’ lo scenario descritto nelle motivazioni della sentenza di primo grado del processo per i maltrattamenti sugli anziani ospiti della casa di riposo Sacro Cuore di Dizzasco.
Sette le condanne, con pene fino a 5 anni e 4 mesi nel processo con giudizio abbreviato, decise dal giudice Maria Elisabetta De Benedetto, che ora ha depositato le motivazioni delle condanne.
“Ritiene il giudice che le risultanze processuali consentano con sicuro convincimento di affermare la penale responsabilità degli imputati, che peraltro hanno sostanzialmente ammesso le condotte, seppure con talune precisazioni o “giustificandole” con il forte stress lavorativo”.
Il giudice indica come “del tutto attendibili” le dichiarazioni di Pasquale Moretti, l’operatore che per primo aveva denunciato i presunti maltrattamenti. Oltre a intercettazioni e prove documentali raccolte durante le indagini, nelle motivazioni della sentenza viene anche riportato un episodio definito “inquietante”. Il riferimento è a una chiamata al 112 partita per errore dal cellulare di un dipendente della casa di riposo. “L’operatrice sente distintamente una voce femminile ripetere ahia e una voce maschile dire ne vuoi un’altra, mentre la voce femminile diceva mi fai male alle mani e quella maschile ripeteva ne vuoi un’altra”.
Agli imputati vengono attribuiti offese, insulti e atti di svilimento della personalità degli anziani. Gli ospiti venivano strattonati per i polsi o per gli avambracci e sbattuti contro la sponda del letto, emerge ancora dalle motivazioni delle condanne. “Il repertorio”, si legge ancora “comprendeva anche minacce di percosse e di privazione dei pasti”.
Dopo la pubblicazione delle motivazioni, i legali potrebbero procedere con un ricorso nel tentativo di alleggerire le condanne.