Bagni proibiti (e pericolosi) al Tempio Voltiano. Le proposte: eliminare la spiaggetta e limitare l’area

“Se l’occasione fa l’uomo ladro, eliminiamo l’occasione, cioè eliminiamo la spiaggetta al Tempio Voltiano”. È la proposta dell’architetto comasco Lorenza Ceruti. Il caldo torrido e il livello basso del lago hanno fatto emergere un’ulteriore lingua di sabbia, trasformata a tutti gli effetti in una spiaggia. C’è chi si diverte in acqua, a poca distanza dalla riva, convinti di essere in una zona sicura. Bastano pochi passi però e il lago diventa profondo e pericoloso. Una trappola da cui talvolta è impossibile liberarsi.

“Possiamo discutere per ore sul perché il divieto scritto sui cartelli venga ignorato – prosegue Ceruti – Ma quando un luogo continua a trasformarsi in teatro di incidenti e lutti, diventa evidente che le spiegazioni, le colpevolizzazioni e la presenza di cartelli non sono sufficienti“. E ancora: “Trasformare forze dell’ordine o volontari della protezione civile in un presidio umano permanente dedicato esclusivamente a questa situazione non rappresenta una soluzione sostenibile. Significherebbe impegnare per mesi, persone costrette a stare sotto il sole, in divisa, con il compito di controllare, richiamare, tirare fuori dall’acqua, inseguire e sanzionare. Un impegno economico, organizzativo e anche umano, difficilmente giustificabile nel lungo periodo, oltre a non essere un modo consono per affrontare e risolvere questa emergenza”.

L’architetto sposta poi l’attenzione sul tema della “riqualificazione di quel tratto di lago, restituendolo alla balneabilità o a una fruizione sicura per cittadini e visitatori”. Propone quindi “un intervento manutentivo di dragaggio della foce del Cosia o di pulitura”. In sintesi, l’ipotesi è quella di eliminare quel tratto di spiaggia che si è venuto a creare a due passi dal lungolago. “In quel punto – fa notare Ceruti – c’è un progressivo accumulo di materiali, sedimenti, sabbia, fango o detriti. L’emersione di quella suggestiva spiaggetta, con le sue acque apparentemente basse e limpide e con la sua straordinaria cornice paesaggistica, inganna. Sembra un luogo invitante e sicuro, di richiamo turistico, che attira così molte persone che sostano e si immergono. Nel 1999, durante l’amministrazione Botta – ricorda ancora l’architetto comasco – venne attuato il dragaggio della foce del Cosia (per motivi tecnici relativi all’acquedotto), grazie all’impegno dell’allora assessore Nini Binda. La storia e l’esperienza possono solo insegnare”, senza contare – aggiunge – che oggi è possibile sfruttare nuove e più avanzate tecnologie.

I controlli nelle ultime settimane sono stati rafforzati, ma appena le forze dell’ordine si allontano, si torna in acqua. “Un cartello non salva una vita. Le decisioni, sì”. A dirlo è Giovanni Dato, presidente della Pallanuoto Como, che ai social affida il suo sfogo, ma anche qualche consiglio. “Continuare a sostenere che “ci sono i cartelli” non è più accettabile. E chi continua a nascondersi dietro questa giustificazione sta semplicemente evitando di affrontare il problema. Chi sostiene che basti un cartello dovrebbe fermarsi un attimo a riflettere”, commenta il presidente, che lancia una critica “all’amministrazione comunale tutta”. “Da decenni – prosegue –  su ogni pacchetto di sigarette è scritto chiaramente: “Il fumo uccide.” Lo leggiamo tutti. Eppure milioni di persone continuano a fumare. Perché? Perché l’essere umano tende a sottovalutare il pericolo. È convinto che certe tragedie riguardino sempre gli altri, che a lui non succederà mai”. Per Dato, “un semplice cartello è assolutamente insufficiente anche se scritto in 100 lingue diverse. Se i cartelli bastassero davvero – aggiunge – oggi non esisterebbero fumatori, incidenti causati dall’imprudenza o persone che ignorano quotidianamente divieti e avvertimenti”. Per questo, per il presidente della pallanuoto comasca, è necessario intervenire più concretamente. Per esempio limitando l’area. “Nei Giardini a Lago non ci si è limitati a mettere un cartello con scritto “Lavori in corso” – fa notare. Al contrario – “si è deciso di recintare completamente l’area, impedendo l’accesso. Per un cantiere si è scelto di prevenire. Per il Tempio Voltiano si continua, invece, a rincorrere le emergenze. Durante il periodo di maggiore afflusso turistico, l’accesso alla spiaggia del Tempio Voltiano deve essere fisicamente limitato con transenne o recinzioni”, oltre a necessitare un presidio costante di forze dell’ordine, sottolinea ancora lo sportivo comasco. “Quando un pericolo è noto da anni, non basta segnalarlo – conclude – Bisogna affrontarlo e risolverlo”.