(ANSA) – TRIESTE, 14 SET – "Se ritorno nel mio villaggio la mia famiglia mi uccide". A denunciarlo è una giovane 29enne di origini pachistane, che vive a Trieste con un permesso di soggiorno per motivi di studio: un dottorato in un centro di ricerca. Ayesha, nome di fantasia, racconta in un’intervista ai quotidiani del Gruppo Nem, che gli zii materni le hanno combinato un matrimonio con un parente che vedrebbe per la prima volta il giorno delle nozze. Un rifiuto le potrebbe costare la vita. In passato, riferisce, "ho subìto violenza fisica, abuso mentale ed emotivo. Sono riuscita a studiare grazie al sostegno di un professore e così sono venuta in Italia". In Pakistan "c’è il sistema delle caste e le unioni avvengono in ambito delle reti parentali e dei clan. Ciò non deriva dall’Islam ma da una forte tradizione sociale. I miei zii hanno detto che se mi rifiuto mi uccidono. Io sono venuta a Trieste per studiare con il permesso della mamma e per questa ragione le hanno stretto le mani al collo". E aggiunge: "Un’amica di una ragazza che conosco si è opposta al matrimonio perché amava un altro uomo… le hanno tagliato la gola". A Trieste Ayesha si sente al sicuro perchè, afferma, "mi fido delle leggi italiane. Tuttavia credo che chiederò asilo politico per essere protetta". "Mi è stata proposta la possibilità di un dottorato in Canada o negli Usa. Sto valutando. Nel mio futuro mi piacerebbe sposarmi e avere dei figli. Ma ora – conclude – sono concentrata sullo studio e sto seguendo un percorso psicologico per affrontare i traumi subiti". (ANSA).
Giovane rifiuta le nozze combinate, ‘se torno in Pakistan mi uccidono’




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